Come nasce la percezione di separazione

In cosa consiste "l'immagine" di cui parla Bergson all'inizio della sua opera Matière et mémoire se non, quando afferrato nel suo primo impulso, nel flash dell'esistenza cosciente "nella quale l'atto della consapevolezza coincide con la generazione della realtà"?
... Tali immagini non sono oggetti che si presentano esternamente né proiezioni di stati interiori, ma apparizioni, nel senso etimologico della parola. Apparizioni vissute semplicemente, senza che noi ci distinguiamo da esse, e dunque non vissute né soggettivamente né oggettivamente. Esse stabiliscono un momento di coscienza precedente al momento della loro riflessione, da cui deriva la dualità di soggetto e oggetto. ... Dobbiamo considerare tale dualità come qualcosa di elaborato gradualmente, e il problema che la riguarda deve essere risolto, dopo averlo definito, come una funzione del tempo piuttosto che dello spazio. La nostra rappresentazione ha infatti inizio in modo impersonale e solo in un secondo momento pone il nostro corpo come suo centro. Emergiamo dunque gradualmente dalla realtà universale, e le nostre radici di consapevolezza affondano sempre in essa, ma tale realtà è essa stessa già coscienza, e il primo momento di percezione ci riporta sempre allo stato iniziale precedente alla separazione del soggetto e dell'oggetto. E' poi la vita con le sue azioni che determina tale separazione, creandola, accentuandola e fissandola. L'errore comune del realismo e dell'idealismo è proprio quello di credere che essa esista a priori, mentre è relativamente successiva alla percezione. 


Édouard Le Roy (filosofo e teologo francese) in Une philosophie nouvelle: Henri Bergson (1912) trad. E.V.