Maya: illusione o realtà?

Secondo Yogananda, Maya è un termine sanscrito che ″significa letteralmente il misuratore, ed è la magica forza della creazione grazie alla quale le limitazioni e le divisioni sono apparentemente presenti nell'Immensurabile e Indivisibile″. (Paramahansa Yogananda in Autobiography of a Yogi, trad. E.V.)
Questa definizione che ci offre il grande maestro indiano, deve in qualche modo essere riconciliata con quella più comune e diffusa per cui Maya significa ″illusione″, definizione con la quale può sembrare in disaccordo.
Già abbiamo visto in altri post come proprio misurare, ovvero definire limiti e divisioni, nelle parole di Yogananada, è uno dei modi per distinguere (discriminare) forme diverse all'interno della manifestazione dell'Uno. L'illusione che ne deriva non riguarda soltanto l'esistenza di tali forme di per sé, ma anche il loro essere separate, proprio in virtù della loro misurabilità. 

In sintesi: applicare criteri e parametri di misurazione è la modalità attraverso la quale può essere colta la manifestazione dell'Uno, quando esso si moltiplica e diversifica al proprio interno, senza che tale processo crei alcuna reale e sostanziale separazione.
D'altronde anche Einstein affermava che il tempo e lo spazio (i primi parametri di misurazione che normalmente applichiamo alla realtà) ″non sono una condizione in cui viviamo, ma solo un modo in cui pensiamo e interpretiamo la realtà″. 

3 commenti:

  1. "illusione" deriva dal latino "illudere" cioè "scherzare, "beffare", "ironizzare" . Da questo punto di vista credo che le due definizioni possano trovare accordo. L'attività discriminatoria, come dice anche la fisica quantistica, è sempre una specie di gioco, di scherzo
    della manifestazione, che manifesta ciò vede e vede ciò che manifesta contemporaneamente

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  2. Ovviamente il "Soggetto" è sempre e solo l'unico possibile che possiamo sinteticamente (molto sinteticamente) distinguere in osservato, osservatore e processo di osservare.

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  3. Credo che la cosa si complichi ulteriormente quando si riconosce che anche osservatore e osservato sono un processo piuttosto che "punti fissi".diventa un sistema a più incognite linearmente dipendenti....o nessuna soluzione o infinite.

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