Il bene e il male dal punto di vista della non-dualità

Dal punto di vista della non-dualità, le cose umane sono al di là del bene e del male quanto lo sono le diverse stelle e le nostre azioni, le nostre esperienze e i nostri sentimenti non possono essere giudicati più di quanto possano essere giudicate le differenze di altezza tra vette e valli in una catena di montagne.


Alan Watts in This is It (1958) trad. E.V.

Il Satori delle persone comuni

Nello Zen il Satori, l'esperienza del risveglio alla nostra intrinseca non separabilità dall'universo sembra alla portata di tutti. È infatti possibile incontrare persone alle quali ciò sia realmente accaduto e queste persone non sono stregoni dell'Himalaya o scheletrici yogin di un ashram, ma sono persone comuni, semplicemente più a loro agio nel mondo e che riescono a galleggiare più facilmente sull'oceano dell'insicurezza e della volatilità. 


Alan Watts in This is It (1958) trad. E.V.

La realtà è un flusso incrociato di impulsi

L'immagine del mondo fisico non è tanto una danza di gesti ma piuttosto una trama intrecciata. Luce, suono, tocco, gusto ed odore divengono un tessuto continuo, con la sensazione che l’intera dimensione percettiva è un unico continuum o campo. 
Il tessuto e la trama fluiscono insieme, l’intreccio non è né piatto né statico ma un multidirezionale flusso incrociato di impulsi che riempiono l'intero volume di spazio.


Alan Watts in The Joyous Cosmology: Adventures in the Chemistry of Consciousness (1962) trad. P.F. foto da alanwattsdaily Twitter.com

Differenziazione non è separazione

Abbiamo confuso il nome delle cose con la loro natura, arrivando a credere che, avendo nomi diversi, gli enti siano separati, ma DIFFERENZIAZIONE (attraverso il nome) NON E’ SEPARAZIONE.



Alan Watts (filosofo e scrittore) in The book of the taboo against knowing who you are (1966) trad. E.V. foto da alanwattsdaily Twitter.com

L'esperienza di dissoluzione del sé individuale

[In questa esperienza] la sensazione di sé non è più confinata all’interno della propria pelle. Invece la mia essenza individuale sembra venire fuori dal resto dell’universo come i capelli dalla testa o un arto dal corpo, così che il mio centro è anche il centro del tutto.



Alan Watts in The Joyous Cosmology: Adventures in the Chemistry of Consciousness (1962) trad. P.F. foto da alanwattsdaily Twitter.com

L'universo che fa esperienza di sé

Il senso di sé, l'Io, che dovrebbe essere identificato con l'intero universo, è stato invece separato e isolato come un osservatore esterno dell'universo. Ma quando ti rendi conto che il tuo ego separato è una finzione, allora torni a sentirti una cosa sola con l'intero processo della vita. L'esperienza e lo sperimentatore diventano lo sperimentare, la conoscenza e il conoscitore diventano il conoscere.
Ciascun organismo lo sperimenta da un diverso punto di osservazione, poiché ciascun organismo è in realtà l'universo che fa esperienza di sé in infiniti modi.


Alan Watts (filosofo e scrittore) in The book of the taboo against knowing who you are (1966) trad. E.V. foto da alanwattsdaily Twitter.com

Il vero Io


Il vero Io è l’autentico, infinito processo della vita.


Alan Watts (filosofo e scrittore) da The wisdom of insecurity, trad. E.V.

Dio è tutte le cose

Se mi chiedi di mostrarti Dio, indicherò il sole, o un albero, o un verme. Ma se mi dici "vuoi dire che Dio è il sole, l'albero, il verme, e tutte le altre cose" allora dovrò dirti che non hai affatto afferrato il concetto. 


Alan Watts (filosofo e scrittore USA) da The wisdom of insecurity, trad. E.V. foto da alanwattsdaily Twitter.com