La più grande rivoluzione per l'essere umano
a livello individuale e come specie
è rendersi conto che tutto fa parte di un'unica realtà.

La nostra visione della realtà determina di fatto la qualità della nostra esperienza esistenziale. Riconoscere la medesima essenza o natura in tutto ciò che esiste, oltre l'apparente diversificazione di forma, permette di cogliere un nuovo significato e di fare una nuova esperienza della vita. QUESTO è il vero cambiamento da realizzare!

AUTORI: 239 POST:  COMMENTI:   BUONA LETTURA!

L'effetto della visione unitaria sui temi esistenziali


La consapevolezza dell'unità del tutto, o, in altre parole, del fatto che viviamo in una realtà non−duale, porta a una scoperta inattesa e, per certi versi, sconcertan­te: essa è di fatto anche una soluzione ai temi esistenziali che normalmente affrontiamo attraverso l'uso di strumenti, tecniche, discipline e pratiche di vario genere. Non tanto perché la nuova visione della real­tà costituisca una so­luzione pratica diversa o migliore delle altre, quanto piuttosto perché fa venire meno il problema! Mi spiego meglio. Aumentando la consapevolezza unitaria, vi sarà una prima fase nella quale con entusiasmo useremo la nuova visione come soluzione alternativa a quelle finora trovate, e si tratta di una soluzione di certo efficace, ma, gradualmente, dentro di noi verrà sempre meno l'iniziale urgenza di trovare soluzioni, in quanto anche ciò che prima era considera­to un problema, potrà assumere ora un diverso significato. Restano, ov­viamente, le richieste e le sfide della vita, ma la differenza è che ciò che prima era visto come una soluzione neces­saria, diventa ora semplicemente una scelta fatta nel momento presente e, dunque, espressione di una maggiore libertà. Per raggiungere questo obietti­vo, il metodo Colorful­ness si sta dimostrando, nell'esperienza dei praticanti, uno strumen­to sicuramente efficace.

Il principio della realtà

Il principio del reale è tutto qui: un'unità che si ridona in ogni momento a se stessa per tutta la molteplicità di cui è intessuta. 


Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

Ributtare la goccia nel mare

Questo film dalle straordinarie atmosfere himalayane si chiude con una frase che il protagonista, un monaco buddhista, legge a chiusura della sua temporanea esperienza ″mondana″ di uomo sposato e con un figlio (proprio come il principe Gautama): ″Come evitare che la goccia d'acqua si asciughi? Rigettandola nel mare.″.
È evidente il riferimento all'impermanenza della manifestazione della realtà e al ciclo delle rinascite, ma non deve sfuggire all'osservatore consapevole la premessa che attribuisce alla goccia una identità sua propria (anche se temporanea) individuata sulla base di caratteristiche quali, in primis, la forma. Come già affermato in altri post, l'individuazione e contrapposizione della goccia al mare è arbitraria e frutto di una visione dualistica della realtà. Di fatto, non esistono di per sé né la prima né il secondo, ma esiste soltanto l'acqua.  
Nel Buddhismo, l'avidya, l'ignoranza della verità, è una delle tre ″radici non salutari″ che tiene l'essere umano legato al ciclo delle esistenze (il Samsara, appunto). Attenzione dunque a non alimentarla, anche indirettamente, attraverso la convinzione che vi sia realmente una goccia ″da salvare″.



L'esperienza di unità di Jean Klein

Stavo guardando uccelli in volo senza alcun pensiero o interpretazione, quando sono diventato completamente preso da loro e sentivo che tutto stava accadendo in me stesso. In quel momento mi sono riconosciuto coscientemente. Il mattino dopo ho capito, nell'affrontare la molteplicità della vita quotidiana, che la comprensione dell'esistenza era stata stabilita. L'immagine di sé si era completamente dissolta e, liberati dal conflitto e dall'interferenza di quell'immagine, tutti gli avvenimenti appartenevano ora alla consapevolezza, alla totalità. La vita scorreva senza le correnti trasversali dell'ego. La memoria psicologica, il piacere e l'antipatia, l'attrazione e la repulsione erano svaniti. La presenza costante, che noi chiamiamo il Sé, era libera dalla ripetizione, dalla memoria, dal giudizio, dal confronto e dalla valutazione. Il centro del mio essere era stato espulso spontaneamente dal tempo e dallo spazio in una calma senza tempo. In questo non-stato dell'essere, la separazione tra "tu" e "me" svanì completamente. Niente è apparso all'esterno. Tutte le cose appartenevano a me, ma io non ero più in loro. C'era solo unicità. Mi riconoscevo nel presente, non come un concetto ma come un essere senza localizzazione nel tempo e nello spazio. In questo non-stato c'era libertà, gioia piena e senza riferimenti oggettivi. C'era pura gratitudine senza un oggetto specifico. Non era una sensazione affettiva, ma una libertà da ogni affettività, una freddezza vicino al calore. Il mio Maestro mi aveva dato una comprensione di questo stato, ma ora era diventato una verità luminosa e integrata.


Jean Klein in The ease of being (1984) trad. E.V.

L'anelito della mente per l'unità

Fin dalle origini la mente andò cercando la sua sostanza unica, l'immutabile che permanesse attraverso tutti i mutamenti e veniva così riunificando la terra ed il cielo, e tutti gli elementi riconduceva all'elemento unico e poi all'unica energia, ed infine all'impalpabilità dell'evento, avviandosi così per quella strada ove l'inorganico, l'organico e il pensiero potessero idealmente essere ricondotti all'unità della storia e alla continuità del suo sviluppo.
La mente nel pensare la natura in una data maniera ha già pensato se stessa in quella maniera (data l'identità dei due aspetti: il pensiero ed il pensato) e non potrà poi presumersene differente senza cadere in contraddizione e smentirsi nella sua stessa esperienza.

Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

Rappresentare l'unità infinita

L'unità infinita non può non apparire strana ed antinomica alla mente umana, la quale nel mentre ne ravvisa la necessità di intuizione, si trova poi impossibilitata a poterla rappresentare a se stessa altrimenti che con le categorie della storia che, tutte entro l'unità, per essere contenute e spiegate, e non fuori per contenere e spiegare, non possono che costituire un procedimento rovesciato, pregno di contraddizioni. Tuttavia il fatto che quell'unità per una complementare necessità intuitiva non possa essere pensata come altro che la storia nel suo farsi, fa sì che se le categorie non possono spiegarla tutta in una volta senza antinomizzarsi e contraddirsi, la possono però spiegare gradualmente con un accrescersi continuo a loro di concetti e di idee.


Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

Il mistero della molteplicità

L'unità dell'io è l'unità stessa del reale nella sua unificabilità e moltiplicabilità. È chiarezza in ogni momento di quell'unità, ma mistero in ogni momento di quella molteplicità.

La visione di Thomas Traherne

LA VISIONE 

Il volo è solo il preparativo. 
La vista è profonda e infinita, 
Ah, me! è solo gloria, amore, luce, spazio. 
Gioia, bellezza e varietà 
Che adornano la dimora divina, 
È tutto ciò che l'occhio può vedere. 
Tutto cambia visto nella luce celestiale, 
E cure e peccati e guai sono ora luminosi. 


Thomas Traherne (poeta e teologo metafisico inglese) in The poetical works of Thomas Traherne, 1636-1674, edited by Bertram Dobell (1906) Trad. E.V.

Tu cosa vedi?

Quale effetto ha su di te quest'immagine?



Sembra essere sabbia, forse una spiaggia ... ma di per sé non ha un particolare significato e non produce alcuna sensazione interiore.