La più grande rivoluzione per l'essere umano
a livello individuale e come specie
è rendersi conto che tutto fa parte di un'unica realtà.

La nostra visione della realtà determina di fatto la qualità della nostra esperienza esistenziale. Riconoscere la medesima essenza o natura in tutto ciò che esiste, oltre l'apparente diversificazione di forma, permette di cogliere un nuovo significato e di fare una nuova esperienza della vita. QUESTO è il vero cambiamento da realizzare!

AUTORI: 239 POST:  COMMENTI:   BUONA LETTURA!



LEGGERE QUESTO LIBRO
 POTREBBE CAMBIARE 

LA TUA VISIONE DELLA VITA

Una auto−indotta coscienza di separazione

Senza la coscienza della Mente−di−Dio−in−noi, o Gesù Cristo, l'umanità sarà sempre agitata dalla tempesta e soggetta al chaos prodotto dai suoi stessi pensieri di ignoranza. Quando la razza umana ha permesso a se stessa di rimanere irretita in tali effetti, ha perduto i suoi doni in un mare di illusioni. Si è rivolta alle forme individuate dalla Mente, ma che non ne fanno parte, affermando: ″Ecco un regno opposto a quello di Dio. Dobbiamo stare attenti, deve essere il male.″ In questo modo è nato il male, uno stato di auto−indotta coscienza di separazione dalla Mente Divina. Da ciò è derivata la paura che paralizza il ostro agire e distrugge la pace. Mentre non c'è paura quando la coscienza è centrata sul principio divino. 



Charles Fillmore, The philosophy of denial, Unity Book company, 1894.

Due modelli di misticismo

Se definiamo il mistico come colui che ricerca l'esperienza dell'assoluto,  possiamo notare come nella mistica teistica vi sia una contrapposizione fra l'individuo e la divinità che non sono mai completamente ricondotti all'unità, anche nell'esperienza mistica stessa, che rimane, appunto, l'esperienza del mistico. Nelle forme di mistica non teistica, invece, le polarità opposte sono considerate come complementari e pertanto, le due facce della stessa medaglia, dunque una cosa sola, che si manifesta attraverso un'intrinseca differenziazione, mai sostanziale.


La natura della realtà è sempre la stessa

L'unicità della realtà (l'essere una sola) e la sua unitarietà (non essere caratterizzata da alcuna sostanziale separazione)  non sono in alcun modo compromesse dal fatto che ognuno vive la realtà in modi diversi, così come l'unicità e l'unitarietà di una persona non è minacciata dal fatto che le altre persone la percepiscono ognuna in modo diverso e hanno con lei esperienze diverse.




Scegli la corda o il serpente?

Quando il viandante scambia una corda arrotolata che giace sul bordo della strada per un serpente, non sono i suoi sensi a suggerirgli quella interpretazione, ma è l'elaborazione del segnale visivo da parte della sua mente. Tale elaborazione, attiva in successione una reazione ad essa coerente, che, di fronte al serpente non potrà essere che di fuga. Allo stesso modo, quando i sensi ci informano sulla presenza di un'altra forma della manifestazione dell'unica realtà, è la nostra mente che la identifica come qualcosa di esterno, estraneo, distinto e separato da noi, alimentando la nostra convinzione di esistere in una dimensione caratterizzata dalla dualità. Proprio tale convinzione ci porta a porci la domanda se sia possibile fare l'esperienza della non dualità o dell'unità del tutto, ma è come se, una volta informato che quello che lui riteneva essere un serpente in realtà era una corda, il viandante si chiedesse allora come poter fare l'esperienza della corda!


L'effetto della visione unitaria sui temi esistenziali


La consapevolezza dell'unità del tutto, o, in altre parole, del fatto che viviamo in una realtà non−duale, porta a una scoperta inattesa e, per certi versi, sconcertan­te: essa è di fatto anche una soluzione ai temi esistenziali che normalmente affrontiamo attraverso l'uso di strumenti, tecniche, discipline e pratiche di vario genere. Non tanto perché la nuova visione della real­tà costituisca una so­luzione pratica diversa o migliore delle altre, quanto piuttosto perché fa venire meno il problema! Mi spiego meglio. Aumentando la consapevolezza unitaria, vi sarà una prima fase nella quale con entusiasmo useremo la nuova visione come soluzione alternativa a quelle finora trovate, e si tratta di una soluzione di certo efficace, ma, gradualmente, dentro di noi verrà sempre meno l'iniziale urgenza di trovare soluzioni, in quanto anche ciò che prima era considera­to un problema, potrà assumere ora un diverso significato. Restano, ov­viamente, le richieste e le sfide della vita, ma la differenza è che ciò che prima era visto come una soluzione neces­saria, diventa ora semplicemente una scelta fatta nel momento presente e, dunque, espressione di una maggiore libertà. Per raggiungere questo obietti­vo, il metodo Colorful­ness si sta dimostrando, nell'esperienza dei praticanti, uno strumen­to sicuramente efficace.

Il principio della realtà

Il principio del reale è tutto qui: un'unità che si ridona in ogni momento a se stessa per tutta la molteplicità di cui è intessuta. 


Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

Ributtare la goccia nel mare

Questo film dalle straordinarie atmosfere himalayane si chiude con una frase che il protagonista, un monaco buddhista, legge a chiusura della sua temporanea esperienza ″mondana″ di uomo sposato e con un figlio (proprio come il principe Gautama): ″Come evitare che la goccia d'acqua si asciughi? Rigettandola nel mare.″.
È evidente il riferimento all'impermanenza della manifestazione della realtà e al ciclo delle rinascite, ma non deve sfuggire all'osservatore consapevole la premessa che attribuisce alla goccia una identità sua propria (anche se temporanea) individuata sulla base di caratteristiche quali, in primis, la forma. Come già affermato in altri post, l'individuazione e contrapposizione della goccia al mare è arbitraria e frutto di una visione dualistica della realtà. Di fatto, non esistono di per sé né la prima né il secondo, ma esiste soltanto l'acqua.  
Nel Buddhismo, l'avidya, l'ignoranza della verità, è una delle tre ″radici non salutari″ che tiene l'essere umano legato al ciclo delle esistenze (il Samsara, appunto). Attenzione dunque a non alimentarla, anche indirettamente, attraverso la convinzione che vi sia realmente una goccia ″da salvare″.



L'esperienza di unità di Jean Klein

Stavo guardando uccelli in volo senza alcun pensiero o interpretazione, quando sono diventato completamente preso da loro e sentivo che tutto stava accadendo in me stesso. In quel momento mi sono riconosciuto coscientemente. Il mattino dopo ho capito, nell'affrontare la molteplicità della vita quotidiana, che la comprensione dell'esistenza era stata stabilita. L'immagine di sé si era completamente dissolta e, liberati dal conflitto e dall'interferenza di quell'immagine, tutti gli avvenimenti appartenevano ora alla consapevolezza, alla totalità. La vita scorreva senza le correnti trasversali dell'ego. La memoria psicologica, il piacere e l'antipatia, l'attrazione e la repulsione erano svaniti. La presenza costante, che noi chiamiamo il Sé, era libera dalla ripetizione, dalla memoria, dal giudizio, dal confronto e dalla valutazione. Il centro del mio essere era stato espulso spontaneamente dal tempo e dallo spazio in una calma senza tempo. In questo non-stato dell'essere, la separazione tra "tu" e "me" svanì completamente. Niente è apparso all'esterno. Tutte le cose appartenevano a me, ma io non ero più in loro. C'era solo unicità. Mi riconoscevo nel presente, non come un concetto ma come un essere senza localizzazione nel tempo e nello spazio. In questo non-stato c'era libertà, gioia piena e senza riferimenti oggettivi. C'era pura gratitudine senza un oggetto specifico. Non era una sensazione affettiva, ma una libertà da ogni affettività, una freddezza vicino al calore. Il mio Maestro mi aveva dato una comprensione di questo stato, ma ora era diventato una verità luminosa e integrata.


Jean Klein in The ease of being (1984) trad. E.V.