Maya: illusione o realtà?

Secondo Yogananda, Maya è un termine sanscrito che ″significa letteralmente il misuratore, ed è la magica forza della creazione grazie alla quale le limitazioni e le divisioni sono apparentemente presenti nell'Immensurabile e Indivisibile″. (Paramahansa Yogananda in Autobiography of a Yogi, trad. E.V.)
Questa definizione che ci offre il grande maestro indiano, deve in qualche modo essere riconciliata con quella più comune e diffusa per cui Maya significa ″illusione″, definizione con la quale può sembrare in disaccordo.
Già abbiamo visto in altri post come proprio misurare, ovvero definire limiti e divisioni, nelle parole di Yogananada, è uno dei modi per distinguere (discriminare) forme diverse all'interno della manifestazione dell'Uno. L'illusione che ne deriva non riguarda soltanto l'esistenza di tali forme di per sé, ma anche il loro essere separate, proprio in virtù della loro misurabilità. 

In sintesi: applicare criteri e parametri di misurazione è la modalità attraverso la quale può essere colta la manifestazione dell'Uno, quando esso si moltiplica e diversifica al proprio interno, senza che tale processo crei alcuna sostanziale separazione.
D'altronde anche Einstein affermava che il tempo e lo spazio (i primi parametri di misurazione che normalmente applichiamo alla realtà) ″non sono una condizione in cui viviamo, ma solo un modo in cui pensiamo e interpretiamo la realtà″. 

Il ritmo dell'universo è la reciprocità

Tutte le parti della creazione sono congiunte fra loro e si influenzano scambievolmente. Il ritmo equilibrato dell'universo è infatti radicato nella reciprocità. 


Yogananda in Autobiografia di uno yogi

Il compito dell'uomo secondo Yogananda

Il più alto compito dell'uomo è sollevarsi al di sopra della dualità della creazione e percepire l'unità del creatore. 
Fin quando l'uomo sarà schiavo del dualistico inganno della natura la sua dea è Maya ed egli non può conoscere l'unico vero dio. 


Yogananda in Autobografia di uno yogi