Il Sé, il Conoscente capace di conoscere la sua propria esistenza, è superiore al tempo. Tutte le percezioni e le immagini che si succedono le une alle altre, componendo il fluente spettacolo di questo mondo, possono svanire come accade nel sonno senza sogni. Il Sé non può svanire perché la morte, come il sonno è un avvenimento nel tempo e perché il Sé è al di sopra del tempo, e come tale è stato sicuramente colto fin dal primo momento. Tale è la viva percezione la quale è all'origine di questa conoscenza istintiva dell'immortalità umana di cui cerchiamo le cause.
Il Sé è superiore al tempo
L'immortalità dell'essere umano
C'è nell'uomo una conoscenza naturale istintiva della propria immortalità. Questa conoscenza non è iscritta nella sua intelligenza, è iscritta nella sua struttura ontologica; essa non è radicata nei principi del ragionamento ma nella nostra stessa sostanza. Di questa conoscenza l'intelletto può prendere coscienza in maniera indiretta e per mezzo di una certa riflessione, per mezzo di un certo ritorno del pensiero sui recessi della soggettività umana. L'intelligenza può anche ignorare questa conoscenza istintiva e restarne incosciente, perché la nostra intelligenza é naturalmente rivolta o distratta verso l'essere delle cose esteriori. Essa può anche negare l'anima e l'immortalità in virtù di un assortimento qualunque di idee di ragionamenti. Tuttavia, quando l'intelligenza di un uomo nega l'immortalità, quest'uomo nonostante le sue convinzioni razionali continua a vivere sulla base di una supposizione incosciente e per così dire biologica di questa stessa immortalità che egli al tempo stesso nega nella sua ragione.
Jacques Maritain (filosofo francese) in Da Bergson a Tommaso D'Aquino (1947)
Una porta per l'immortalità
Solo quando morirai a quello che sei oggi, come falsa entità (separata), solo allora saprai che la morte era solo una porta per l’immortalità.
Osho in Vigyan Bhairav Tantra (1973)
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