Che la Realizzazione si manifesti da sé

Cerca di capire che il Nirvana e il Samsara non sono due cose distinte.
Se non hai ancora raggiunto questa comprensione,
Continua a impegnarti ad affermare l'uguaglianza delle Due Verità 
[quella del mondo fenomenico e quella trascendentale].

Cerca di esprimere l'unitarietà del sé e degli altri.
Se non ci sei ancora riuscito,
non restare aggrappato al corpo-mente.

Lascia che la Realizzazione si manifesti da sé.
Se non lo ha ancora fatto
non cercarla attraverso regole e riti.


Milarepa in The hundred thousand songs of Milarepa (Mila Grubum) translated and annotated by Garma C. C. Chang (1962) trad. E.V.

Il nostro rapporto con l'Assoluto

Se sono strumentale nella creazione del mondo di cui faccio esperienza, allora non può essere impossibile relazionarmi con l'Assoluto che emerge dalla mia coscienza e con l'Infinito nel quale il mio universo si fonde e scompare.


Nitya Chaitanya Yati (psicologo e filosofo dell'Advaita Vedanta) in In the stream of consciousness (1976) trad. E.V. (foto di alchetron.com)

La visione dualistica genera gli opposti

Per chi non ha raggiunto lo stato di coscienza della perfezione-che-comprende-tutto, anche detto del tutto-non-discriminante, l'aspetto antitetico dell'esistenza, che origina dalla visione dualistica, diviene il principale ostacolo che impedisce di realizzare l'Indifferenziata Totalità. Inoltre, esso genera la convinzione dell'incompatibilità degli opposti, come, ad esempio dell'essere e del non-essere, dell'esistenza e della non-esistenza, ecc..


Garma C. C. Chang in The hundred thousand songs of Milarepa (Mila Grubum) (1962) trad. E.V.

Quanto è reale l'io?

L' "io" in "io penso" o "io faccio" è reale tanto quanto il soggetto di "piove" o di "fa freddo".


Leo Hartong (maestro di Advaita olandese) in Back to the truth di Dennis Waite (2007) trad. E.V.

Inconsapevoli della nostra vera natura

Siamo del tutto inconsapevoli della nostra vera natura perché identifichiamo noi stessi con il corpo, con le emozioni e con i pensieri, perdendo così di vista il nostro centro eterno che è pura coscienza. 



Jean Klein (filosofo francese maestro di Advaita Vedanta) in Be who you are (1989) Trad. E.V.

La vita è il fluire del divenire

Una meravigliosa filosofia del dinamismo è stata formulata da Buddha 2.500 anni fa ... colpito dalla transitorietà degli oggetti, l'incessante mutazione e trasformazione delle cose, Buddha ha formulato una filosofia del cambiamento. Ha trasformato sostanze, anime, monadi e oggetti in forze, movimenti, sequenze e processi, adottando una concezione dinamica della realtà. La vita è solo una serie di manifestazioni della creazione e della estinzione. E' il fluire del divenire.


Sarvepalli Radhakrishnan (filosofo esponente del neo-Vedanta) in Radhakrishnan: An Anthology (1952) trad. E.V.

La relazione fra uno e pluralità

Tutti i Nomi si riferiscono ad uno stesso Deno­minato. Tuttavia ciascuno si riferisce ad una determinazione es­senziale, diversa dalle altre; con questa individualizzazione cia­scun Nome si riferisce al Dio che si mostra all’Immaginazione teo­fanica mediante l’immaginazione teofanica. Arrestarsi alla plu­ralità significa essere con i Nomi divini e con i Nomi del mondo. Arrestarsi all’unità del Denominato significa essere con l’Essere Divino sotto l’aspetto del suo Sé (dhat) indipendente dal mondo e dalle relazioni dei suoi Nomi coi Nomi del mondo. Ma le due stazioni sono parimenti necessarie e condizionate l’una dell’altra.


Henry Corbin (filosofo e orientalista francese) in L’immaginazione creatrice - Le radici del sufismo (1958 ed. ita. 2005)

L'Uno Assoluto è la causa prima

Si deve riconoscere che ciascuna causa nella gerarchia delle cause che riguardano gli elementi poggia a sua volta sulla propria causa originaria, il principio più sottile che la precede nella successione, fino al punto in cui l'intera massa di effetti si dissolve nell'Assoluto, la causa prima più alta e sottile.



Sri Sankara in Sankara on the creation di Alston. A. J. (1980) trad. E.V.

Guenon commenta lo Shankaracharya

LO STATO SPIRITUALE DELLO YOGI: L’IDENTITÀ SUPREMA
Riprendendo in esame lo stato dello Yogi, che, in virtù della Conoscenza, è «liberato nella vita» (jivan-mukta) ed ha realizzato l’«Identità Suprema», citeremo ancora Shankaracharya (Atma-Bodha) ... riunendo differenti passaggi di questo trattato ... in merito appunto allo stato dello Yogi ed alle possibilità, le più alte che l’essere può raggiungere.