L'Atman è la causa di tutto

Perché si dice che non esiste nulla al di fuori dell'Atman [lo spirito universale]? Ecco la ragione: l'Atman è la causa di tutto e non ci possono essere distinzioni fra causa ed effetto. La causa non esiste senza effetto e l'effetto non esiste senza la causa.


Sai Baba in La conoscenza (Jnana) Mother Sai Pub.

È sbagliato parlare di una duplice entità

Quando si dice che l'Atman [lo spirito universale] è immutabile, si sottintende che le altre cose subiscono invece modifiche, e allora, come la mettiamo con l'Advaita, il non−dualismo? Se non esiste nulla all'infuori dell'Atman, è sbagliato parlare di una duplice entità, non sono due, ma una sola! Non ci sono dubbi in proposito, non ne possono sorgere.


Sai Baba in La conoscenza (Jnana) Mother Sai

Esistono gli opposti?

Una barzelletta che lessi molti anni or sono recitava pressappoco così: "Un signore camminando lungo il marciapiede ferma un altro passante e gli chiede - Scusi qual è l'altro lato della strada? -. Questo lo guarda un po' perplesso e risponde - Ma è quello là ovviamente! - indicando il marciapiede di fronte. Al che il primo replica - Strano, prima ero dall'altra parte e mi hanno detto che era questo qui! -".
Questo semplice scambio di battute mi ha fatto cogliere, fino dalla sua prima lettura, la relatività di ciascun punto di osservazione della realtà e come le definizioni e le categorizzazioni avvengano sostanzialmente per renderci possibile l'esperienza esistenziale nella forma che conosciamo. 

Di fatto, non esistono i lati della strada, esiste solo la strada. Ma l'identificazione e la definizione di due distinti, separati e opposti lati di questa unica realtà, che non presenta di per sè alcuna soluzione di continuità al suo interno, né alcuna forma di separazione fra le sue parti, è per noi necessaria per una migliore fruizione di essa, e dunque per permetterci in ultima una più efficace ed efficiente esperienza che la include come elemento necessario.
Se è vero che anche la definizione di opposti antitetici appartiene al pensiero dicotomico, che è una delle categorie della distorsione cognitiva proprie dell'essere umano, abbiamo un'ulteriore conferma che la rappresentazione che noi diamo della realtà non coincide con la realtà stessa, come affermato anche dalla semantica generale di Korzybski.
Al posto di "distorsione cognitiva" preferisco tuttavia utilizzare il termine "filtro cognitivo", ad indicare la soggettività dell'interpretazione dell'esperienza fatta da ciascun individuo, interpretazione che è alla base dell'infinita e meravigliosa diversificazione del processo di manifestazione della realtà stessa.
Quindi, in definitiva, i cosiddetti "opposti", qualunque "coppia di opposti", non esistono di per sé, ma solo come categorie da noi create a nostro uso e consumo, elementi fondamentali del gioco della vita.

La verità somma

L'Atman [lo spirito universale] è tutto. Non c'è nulla che non sia Atman. Non ha perciò i limiti materiali né di nome, né di forma: l'Atman è pieno e libero. 
È il testimone universale, eterno, che non conosce modificazioni. Conoscere questa verità è la conoscenza più completa, la verità somma.


Sai Baba in La conoscenza (Jnana) Mother Sai Pub.

Casa è dove è la verità

Come potete essere sicuri razionalmente che il principio di unità del tutto sia vero? Non potete. Potete raggiungere un livello di soddisfacimento dell’intelletto tale da percepire una quiete là dove prima vi era una grande agitazione. Quello già sarà un segnale importante. Ma è opportuno uscire dall’aspettativa di avere una dimostrazione razionale, logica, della natura unitaria della realtà. Come possiamo allora essere sicuri che questa affermazione fondamentale sia vera?



La vera natura della conoscenza secondo Keplero

Conoscere è confrontare ciò che è percepito esternamente con le idee interne e valutare la loro concordanza. Un processo che lo stesso Proclo ha descritto magnificamente con il termine "svegliarsi" come dal sonno. Infatti, come le cose percettibili del mondo esterno ricordano ciò che già abbiamo conosciuto, allo stesso modo le esperienze sensoriali, quando portate alla consapevolezza, richiamano nozioni dell'intelletto che erano già presenti internamente; dunque, ciò che prima era nascosto nel profondo della nostra anima, sotto il velo della potenzialità, ora vi brilla in modo manifesto. Ma come arrivano a noi [le nozioni intellettuali]? Tutte le idee o concetti formali relativi alle armonie [universali] sono già presenti negli esseri dotati di facoltà razionali, ma non sono acquisite attraverso le discussioni, bensì attraverso un istinto naturale, essendo innate in loro così come il numero di petali in un fiore o di semi in un frutto è innato nella forma della pianta. 


Joannis Von Kepler (asronomo e matematico tedesco XVI sec.) in Astronomi Opera omnia (ed. Ch. Frisch Franksfurt 1858) trad. E.V.

La buona notizia

Per passare da una visione anche fortemente dualistica ad una non−dualistica, non è necessario abbandonare o sostituire la propria attuale visione, ma è sufficiente applicare il principio dell'ampliamento del contesto, quello per cui ogni contesto può essere inserito in un contesto più ampio all'interno del quale il primo assume un nuovo significato.
Dunque è di fatto l'ampliamento della nostra attuale visione, che sarà inserita all'interno di una più ampia visione unitaria, nella quale essa assume un nuovo significato, che costituisce l'obiettivo di un serio percorso di sviluppo della consapevolezza di non−dualità.
Non è certo un risultato facile ed immediato, ma non richiede l'utilizzo o la pratica di particolari tecniche, perché se il problema è l'ignoranza della natura non duale della realtà, la via della consapevolezza è sicuramente una risposta efficace.

Ciò che resta è sempre e solo il Sé universale

La manifestazione del Sé universale è un unico processo unitario. Un processo, cioè, che si realizza in infinite modalità, senza soluzione di continuità e senza generare separazione al proprio interno. Possiamo arbitrariamente giocare a individuare sotto−processi, definendo le modalità con cui essi avvengono e le relazioni che li legano reciprocamente, ma, quietandosi il caotico movimento della manifestazione, ciò che resta infine è sempre e solo il Sé universale.