L'Assoluto comprende tutto ciò che è

 Il TUTTO (l'Assoluto) deve essere sempre TUTTO. 
Nulla può esservi a parte del TUTTO. Tutto ciò che è deve essere nel TUTTO, non esiste un "a parte" del TUTTO per cui nulla può esistere al di fuori di esso. 
Niente può pervenire da altra cosa che non sia il TUTTO. 
Nulla può essere esistito prima di esso e nulla può esservi dopo di esso.
Sebbene il nostro finito e relativo campo di coscienza lo suddivida per i propri fini in parti immaginarie, in senso assoluto e reale non esiste suddivisione né separazione e il TUTTO resta immutato ed UNO.

Yogi Ramacharaka (William Walker Atkinson) Corso superiore di filosofia yoga

Tutto è partecipe dell'Uno

Non esiste moltitudine che non sia in qualche modo partecipe dell'Uno, ma ciò che è moltitudine considerando le parti, è uno nel suo insieme, e le cose che sono molte considerando gli accadimenti sono una cosa sola considerando il soggetto, e ciò che è molteplice considerando il numero o le potenze è uno nella specie, e ciò che comprende diverse specie è uno nel genere, e le cose che sono molteplici nel loro prodursi sono una cosa sola nel principio. Nessuna delle cose che esistono non partecipa in qualche modo all'Uno che, in quanto è unico in ogni maniera possibile, comprende dall'origine in maniera assoluta tutte le cose e tutto l'universo e i loro contrari. 


Pseudo Dionigi in JOANNIS SCOTI VERSIO OPERUM S. DIONYSII AREOPAGITAE, De divinis nominibus, trad. E.V.

La coscienza non è la percezione

Quando una percezione o un pensiero o una sensazione si manifestano, non sono diversi dalla coscienza, poiché senza coscienza non potrebbero manifestarsi. Ogni percezione pensiero e sensazione devono dunque essere considerati come nient'altro che coscienza. Attenzione però al pericolo che tale affermazione possa essere male interpretata, invertendo i termini e considerando la coscienza limitata, in quanto costituita dalla percezione dal pensiero e dalle sensazioni, come se fosse una mente che unisce tutte le percezioni pensieri ed emozioni nella sua limitata immaginazione. O, più sottilmente, la coscienza potrebbe essere concepita come un' ulteriore percezione, pensiero o sensazione di qualcosa che deve essere ancora scoperta dalla mente.



Sri Ananda Wood in The Teaching of Sri Atmananda Krishna Menon on Advaita Vedanta trad. E.V.

Che la Realizzazione si manifesti da sé

Cerca di capire che il Nirvana e il Samsara non sono due cose distinte.
Se non hai ancora raggiunto questa comprensione,
Continua a impegnarti ad affermare l'uguaglianza delle Due Verità 
[quella del mondo fenomenico e quella trascendentale].

Cerca di esprimere l'unitarietà del sé e degli altri.
Se non ci sei ancora riuscito,
non restare aggrappato al corpo-mente.

Lascia che la Realizzazione si manifesti da sé.
Se non lo ha ancora fatto
non cercarla attraverso regole e riti.


Milarepa in The hundred thousand songs of Milarepa (Mila Grubum) translated and annotated by Garma C. C. Chang (1962) trad. E.V.

Un solo soggetto

La realtà appare tanto più divisa e frammentata quanto più facciamo coincidere il soggetto che fa l'esperienza con l'esperienza stessa.  Il soggetto è uno per tutte le esperienze.



Spirito, sei in tutte le cose ...

Ti sento, Spirito 
Ti sento attraverso le orecchie del mio spirito-lupo.
Ti sento Spirito negli alberi 
mentre il vento muove le loro fronde
nel mio villaggio alla sera.
Ascolto la tua voce nell’acqua 
mentre scorre sulle pietre del ruscello 
che passa accanto alla mia famiglia, alla mia gente. 
Ti sento, Spirito, in tutte le cose ...
Ti vedo, Spirito.
Ti vedo attraverso gli occhi del mio spirito-falco. 
Ti vedo nel viso dei bambini del mio villaggio
quando li guardo negli occhi.
Ti vedo quando guardo le stelle 
nella volta del cielo notturno che copre la mia casa.
Vedo la tua opera, Spirito.
Come le pennellate del paesaggio 
dipinto nei colori del deserto che mi circonda, 
Ti vedo, Spirito, in tutte le cose ...
Ti assaporo, Spirito.
Ti assaporo attraverso la lingua del mio spirito-serpente.
Assaporo la tua brama per la mia saggezza.
Assaporo la tua tolleranza verso il mio apprendimento.
Assaporo la tua compassione per la mia anima.
Ti assaporo, Spirito, in tutte le cose ... 



Preghiera tradizionale dei nativi americani Hopi (libera traduzione E.V.)

Come se l'uno fosse due

Siamo tutti figli della convinzione di separazione. E' su questo presupposto che costruiamo la nostra identità e affrontiamo la vita. Ogni percezione è per noi la ″nostra″ percezione ed ogni esperienza è la ″nostra″ esperienza. Il loro insieme è la ″nostra″ vita. Ognuno ha la sua. La si ″riceve in dono″ e un giorno, prima o poi, la si ″lascia″. Ma chi è questo soggetto che transita attraverso l'esistenza come una cometa che attraversa il cielo, lasciando dietro di sé una coda variamente lunga e luminosa? 
Poiché è difficile per noi identificarlo in qualcosa di estemporaneo come il corpo, qualcosa che nasce e muore, si struttura e si decompone, abbiamo pensato che debba esistere qualcosa di ulteriore, meno condizionato dai cicli dell'esistenza.
Lo abbiamo chiamato spirito, anima, coscienza, sé, ecc... .
Cos'altro avremmo potuto fare? Ammettere le nostra assoluta dissoluzione nel nulla eterno? D'altronde, se da qualche parte proveniamo (e il fatto che siamo qui lo conferma), da qualche parte dovremo pur finire! 
Tutte queste considerazioni nascono proprio dalla difficoltà di riconciliare la forma con l'essenza delle cose (e di noi stessi) e se pensiamo che il corpo sia realmente solo ″un corpo″, ci troviamo ad affrontare tutte le questioni sopra esposte. Ma se proviamo a considerare che questo nostro corpo è solo una delle infinite modalità attraverso le quali si manifesta l'ente unico assoluto, se riconosciamo che non vi sono tanti soggetti diversi quante sono le forme di tale manifestazione, e che le realtà è un unico processo senza soluzione di continuità, allora la narrazione dell'esistenza è contenuta e raccolta in un unico libro, con un unico titolo. E' la storia di un unico soggetto e della ″sua″ vita. Di come si è manifestato in infiniti modi, alcuni dei quali gli hanno persino permesso di fare l'esperienza di se stesso come se fosse qualcuno di diverso, di altro, di separato. Come se l'uno fosse due. 



Verso quale cambiamento?

Per il post n. 600 di questo blog riprendo il manifesto del progetto One Self non−duality hub:

Cosa sarebbe della storia dell'umanità, e della vita su questo pianeta, se la coscienza collettiva fosse intrisa della consapevolezza che la natura della realtà è unitaria, e che tutti stiamo partecipando ad un unico, grande processo di manifestazione dell'esistenza?
Quale direzione e velocità avrebbe la sua evoluzione? Quali modelli sociali, economici, culturali, ecc. si affermerebbero?
Quali cambiamenti piccoli e grandi nella vita di ciascun individuo, nelle sue relazioni e nel suo intimo sentire?
Tutto ciò parte dalla consapevolezza di ognuno di noi, perché un bosco può essere rigoglioso solo se i suoi alberi sono rigogliosi.
Per questo motivo scegliere la via della consapevolezza è sia un'occasione di crescita personale sia un modo per influenzare l'evoluzione dell'umanità. Più che evoluzione, una rivoluzione!


E' giunto il tempo che la consapevolezza dell'unità del tutto non sia più un contenuto sapienziale privilegio di pochi, ma diventi un costrutto sociale che, raggiunta la necessaria massa critica, influenzi ogni ambito sociale, economico, ambientale, culturale a livello locale e globale.
La buona notizia è che, nel realizzare questo macro−obiettivo, staremo meglio anche noi individualmente. 
Per cui ... non ci sono scuse! Diamo inizio al cambiamento!

Riempiti della coscienza dell’Io Sono


Quando dico di elevarti e di riempirti della coscienza dell’Io Sono, ti invito ad identificarti con Dio, l’unica anima di tutte le persone e le cose, ti invito a riconoscere il tuo essere uno con qualunque energia, saggezza, amore; ti invito a riconoscere in qualunque situazione, pensiero, desiderio e azione Dio, l’Unica Energia, l’Unica Sapienza, l’Unico Amore, come il direttore di ogni tua scelta.


Elisabeth Towne (autrice del New Thought) in Joy philosophy (1911) trad. P.F.