La più grande rivoluzione per l'essere umano
a livello individuale e come specie
è la comprensione dell'unità del tutto.

Lo scopo di questo blog è favorire la comprensione del principio di non−dualità, in base al quale la natura ultima della realtà è riconosciuta come unica e unitaria. Dunque, una visione che ammette la medesima essenza in tutto ciò che esiste, oltre l'apparente diversificazione di forma.

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One Self non−duality hub è la porta
per la consapevolezza di unità del tutto!

Il ciclo dello spirito nell'universo

La reale vita dell'universo consiste in questo flusso e riflusso: l’efflusso e l'auto-espressione dello spirito nella materia e la " conversione " o ritorno dello spirito all’Unità. 


Evelyn Underhill (autrice inglese di testi sulla religione e sul misticismo cristiano) in The essentials of mysticism and other essays (1920) trad. P.F.

Oltre l'esperienza

Nel concetto di esperienza riuniamo in un unico insieme quelli che convenzionalmente identifichiamo come il soggetto e l'oggetto dell'esperienza stessa, ma se vi è un soggetto personale, l'esperienza può essere solo una forma limitata e relativa di espressione della realtà.
Possiamo però superare il concetto di esperienza a favore del concetto di processo, che include tutti gli elementi dell'esperienza ma li inserisce in un contesto più ampio, per cui l'ideale soggetto che esprime e vive tale processo non è più il soggetto personale dell'esperienza, ma il soggetto impersonale che è la realtà stessa. In pratica passiamo dall'immagine di Mario (soggetto) che legge il libro (oggetto) all'immagine della realtà nella quale si manifesta il processo della lettura del libro da parte di Mario. Un processo unitario che include il soggetto, l'oggetto e il nesso fra i due e che ha come premessa la comune natura o essenza di ciascuno dei tre elementi.

Noi siamo la coscienza stessa

L'idea di un'individualità separata e autonoma emerge in noi come pensiero e sensazione, e il nostro ambiente culturale cospira per confermare che abbiamo accuratamente esaminato "la questione della materia" e che siamo realmente individui separati. Nel moderno linguaggio non-dualistico, il pensiero e la sensazione di possedere un'individualità separata sono di per sé considerati come oggetti della coscienza e la persona è considerata come "colui a cui tali oggetti appaiono". Ciò porta alla possibile conclusione, da parte dei moderni non-dualisti, che noi siamo la Coscienza stessa, in qualche senso assoluto.
Ma se nella tradizione cristiana unità (oneness) equivale a coscienza, allora la coscienza può essere piuttosto considerata come Ciò in cui il pensiero e la sensazione di separazione appaiono. 
Al livello della verità sull'Assoluto, questa unita/coscienza è la nostra vera natura. Noi appariamo in essa, nell'Uno. Un'analisi ontologica cristiana tradizionale potrebbe aggiungere che l'Uno è l'Io Sono, la cui natura è l'amore creatore di Agape. Un critico cristiano portato alla non-dualità potrebbe invece affermare che: "Il divino Io Sono è il mio stesso essere (livello assoluto della verità) ma io non sono l'essere dell'Io Sono (livello convenzionale della verità)".


James Charlton in Non-dualism in Eckhart, Julian of Norwich and Traherne: A Theopoetic Reflection (2013) trad. E.V.

Vivere nella luce dell'eternità

Vivere nella luce dell'eternità significa vivere pienamente la consapevolezza dell'unità (oneness) e dell'unitarietà (allness) delle cose. Ciò è quanto in Giappone è espresso come "vedere le cose sono-mama", "per ciò che sono realmente", o, nelle parole di William Blake: "tenere l'infinito nel palmo della mano e l'eternità in un istante".


Daisetsu Teitaro Suzuki (maestro zen giapponese) in Mysticism: Christian and Buddhist (1957) trad. E.V.

L'esperienza mistica secondo James

James prova a mantenere una posizione neutrale riguardo al fatto che l'esperienza mistica alimenti una visione monistica piuttosto che pluralistica della realtà soprannaturale ... ma ad un certo punto sembra concordare con i moderni ecumenisti mistici, come Daisetsu Suzuki, Walter Stace e Thomas Merton, i quali sostengono che vi è un comune fondamento  fenomenologico monistico in tutte le esperienze mistiche di unità, che è solo successivamente interpretato dal soggetto sulla base della cultura prevalente della società di appartenenza. Afferma James: "Negli stati mistici, diventiamo ad un tempo una cosa sola con l'Assoluto e consapevoli della nostra stessa unitarietà. Questa è l'eterna e trionfante tradizione mistica, scarsamente influenzata dalle differenze di ambiente o di fede". 


Richard M. Gale su William James (filosofo e psicologo statunitense) in Twentieth-Century Philosophy of Religion by Graham Oppy and N. N. Trakakis (2009) trad. E.V.

La vita è un infinito di potenzialità

Nel suo contatto con la materia, la vita è comparabile ad un impulso o un impeto; considerata in se stessa essa è invece un Infinito di potenzialità, una reciproca invasione di migliaia e migliaia di tendenze che tuttavia sono "migliaia e migliaia" solamente quando vengono considerate esterne le une alle altre, cioè quando si collocano nello spazio. È proprio il contatto con la materia che determina questa dissociazione.


Henri Bergson (filosofo francese) in L'Évolution créatrice (1907) trad. P.F.

L'origine di tutte le variazioni

La sola e definitiva causa nel processo di evoluzione non può essere trovata nella speciale caratteristica dei suoi precedenti riconosciuti, ma è nella caratteristica dell'Eterno che è all’origine di ogni sviluppo e che deve contenere in una “maniera più eminente' tutto ciò che dà, sebbene possa contenere molto di più. E Dio è proprio quella perfetta realtà dalla quale hanno origine tutte le variazioni. 

Sarvepalli Radhakrishnan (filosofo indiano esponente del neo-Vedanta) in Evolution and God, From Vedanta for the East and West. March-April, 1962, Trad. P.F.