La più grande rivoluzione per l'essere umano
a livello individuale e come specie
è la comprensione dell'unità del tutto.

Lo scopo di questo blog è favorire la comprensione del principio di non−dualità, in base al quale la realtà è riconosciuta come l'espressione di un ente unico, indivisibile e, secondo la nostra concezione del tempo, eterno. Dunque, una visione che ammette la medesima essenza in tutto ciò che esiste, oltre l'apparente diversificazione di forma. Si è scelto di dare più spazio possibile agli autori occidentali, antichi e moderni, per valorizzare sia quella linea di pensiero unitario che ha attraversato la nostra cultura a partire dalla Grecia Classica fino al New Thought, sia il misticismo di matrice cristiana che ha nutrito la speculazione teologica e filosofica nel corso dei secoli.

AUTORI: 215 POST:  COMMENTI:   BUONA LETTURA!

One Self non−duality hub è la porta
per una nuova visione di unità del tutto!

I due aspetti della coscienza di unità

Il sufi illuminato, che è andato oltre l'illusione del soggetto e dell'oggetto ed è giunto alla visione di unità del tutto, può negare di essere qualcosa oppure affermare che egli è invece tutte le cose.
Sono rispettivamente l'aspetto negativo e quello positivo della coscienza di unità.



John. A. Subhan (sufi convertito al cristianesimo) in Sufism, its saints and shines 1970 (trad. E.V.)

Spirito, sei in tutte le cose ...

Ti sento, Spirito 
Ti sento attraverso le orecchie del mio spirito-lupo.
Ti sento Spirito negli alberi 
mentre il vento muove le loro fronde
nel mio villaggio alla sera.
Ascolto la tua voce nell’acqua 
mentre scorre sulle pietre del ruscello 
che passa accanto alla mia famiglia, alla mia gente. 
Ti sento, Spirito, in tutte le cose ...
Ti vedo, Spirito.
Ti vedo attraverso gli occhi del mio spirito-falco. 
Ti vedo nel viso dei bambini del mio villaggio
quando li guardo negli occhi.
Ti vedo quando guardo le stelle 
nella volta del cielo notturno che copre la mia casa.
Vedo la tua opera, Spirito.
Come le pennellate del paesaggio 
dipinto nei colori del deserto che mi circonda, 
Ti vedo, Spirito, in tutte le cose ...
Ti assaporo, Spirito.
Ti assaporo attraverso la lingua del mio spirito-serpente.
Assaporo la tua brama per la mia saggezza.
Assaporo la tua tolleranza verso il mio apprendimento.
Assaporo la tua compassione per la mia anima.
Ti assaporo, Spirito, in tutte le cose ... 



Preghiera tradizionale dei nativi americani Hopi (libera traduzione E.V.)

Nessuna dfferenza


Per il novizio esiste solo il sé individuale
per l'allievo esiste solo il Sé universale
per il maestro non vi è nessuna differenza.




Percepire la totalità del tempo

D'improvviso, su un unico ramoscello d'acacia vide passare la primavera, l'estate, l'autunno e l'inverno, e gli sembrò di percepire la totalità del tempo come un inganno farsesco.



László Krasznahorkai (romanziere)

Il tutto non ha parti

Quando affermiamo l'esistenza di Dio, affermiamo anche tutte le possibili forme osservate di Dio, ovvero le monadi. Possiamo inoltre considerare che ogni osservazione sia stata colta da uno specifico punto, ed è naturale per una mente imperfetta come la nostra, classificare tali osservazioni, differenti qualitativamente, secondo l'ordine e la posizione dei punti dai quali l'osservazione è stata fatta, anche se questi sono qualitativamente identici.
In realtà, i punti di osservazione non esistono [di per sé] poiché esistono solo le osservazioni, ciascuna contenuta in un blocco descrittivo indivisibile che rappresenta, nel suo specifico modo, l'intera realtà, che è Dio.
Tuttavia, vi è la necessità di esprimere la pluralità delle osservazioni, ciascuna differente dall'altra, attraverso la molteplicità dei punti di osservazione, che sono esterni l'uno all'altro; e dobbiamo anche esprimere la relazione più o meno stretta fra le diverse osservazioni attraverso la posizione relativa di ciascun punto di osservazione, la loro vicinanza o distanza. Dobbiamo, cioè, stabilire un ordine di grandezza (magnitudo) misurabile. Questo è quanto intende Leibniz quando afferma che lo spazio è l'ordine di ciò che coesiste, che la percezione della distanza è una percezione confusa che appartiene alla mente imperfetta, e che niente esiste oltre alle monadi,  e dunque il Tutto non ha parti, ma è ripetuto all'infinito, ogni volta integralmente (anche se in modo diverso) al suo interno, e tali ripetizioni sono complementari l'una all'altra.


Henri Bergson (filosofo francese) in L'Évolution créatrice (1907) trad. E.V.

L'impermanenza di tutte le forme

Eraclito chiamava Logos la fondamentale unità del tutto, che contiene e trascende ogni coppia di forze fra di loro opposte. La divisione di tale unità è iniziata con la scuola Eleatica, che ha posto un Principio Divino al di sopra di tutte le divinità e gli esseri umani. Tale Principio è stato inizialmente identificato con la sostanziale e impersonale unitarietà dell'universo, per poi diventare un Dio intelligente e personificato che tutto controlla e influenza. Da ciò è nato quel filone di pensiero che ha portato, infine, alla separazione fra spirito e materia e al dualismo caratteristico della filosofia occidentale.
L'idea generale che emerge dall'Induismo, è invece quella di un cosmo organico che cresce in modo ritmico; un universo nel quale tutto è fluido e in costante cambiamento e ogni forma statica è maya, ovvero esiste solo come concetto illusorio. 
Quest'idea dell'impermanenza di tutte le forme è il principio base del Buddhismo.


Fritjof Capra  in The tao of physics (1975) trad. E.V.

La ricerca della verità

La via della conoscenza è normalmente considerata quella propria del filosofo, ma la sophìa (da cui discende il termine filosofia) non è semplice conoscenza, che appartiene ai sapienti, bensì include la capacità di ricercare e cogliere il senso delle cose, e, prima ancora, la loro vera natura o essenza.
Il satsang (dal sanscrito sat = verità e sanga = compagnia) che definisce un gruppo di persone che hanno il comune obiettivo del raggiungimento della verità tramite il confronto, lo studio e la meditazione, è considerato nell'Advaita una pratica spirituale a tutti gli effetti″In compagnia della verità″ può anche essere interpretato come ″in compagnia del maestro″, come spesso si legge, ma la verità può anche ″germogliare dal basso″ e non deve necessariamente ″calare dall'alto″. I primi filosofi sono partiti proprio dall'osservazione della natura, ossia del micro−cosmo, per indagare le leggi fondamentali dell'esistenza e riportarle, con il pantografo dell'intelletto, sul macro−cosmo. E' un implicito riconoscimento della medesima essenza di tutto ciò che esiste, compreso il filosofo stesso, al di là della diversità della forma. 
Nella ricerca della verità, è importante però puntare alla cima della piramide dei livelli di indagine, oltre le leggi della manifestazione, ovvero a quei principi che non sono a loro volta riducibili ad altri principi, e descrivono l'unitarietà della realtà, sia nella sua essenza, sia nella sua manifestazione. 
Un principio è realmente universale, infatti, quando include ogni altro principio, ovvero quando, nelle parole di Cusano, definisce ad un tempo se stesso ed ogni altra cosa, come lo è, appunto, affermare che ″la natura della realtà è unitaria″.


Come se l'uno fosse due

Siamo tutti figli della convinzione di separazione. E' su questo presupposto che costruiamo la nostra identità e affrontiamo la vita. Ogni percezione è per noi la ″nostra″ percezione ed ogni esperienza è la ″nostra″ esperienza. Il loro insieme è la ″nostra″ vita. Ognuno ha la sua. La si ″riceve in dono″ e un giorno, prima o poi, la si ″lascia″. Ma chi è questo soggetto che transita attraverso l'esistenza come una cometa che attraversa il cielo, lasciando dietro di sé una coda variamente lunga e luminosa? 
Poiché è difficile per noi identificarlo in qualcosa di estemporaneo come il corpo, qualcosa che nasce e muore, si struttura e si decompone, abbiamo pensato che debba esistere qualcosa di ulteriore, meno condizionato dai cicli dell'esistenza.
Lo abbiamo chiamato spirito, anima, coscienza, sé, ecc... .
Cos'altro avremmo potuto fare? Ammettere le nostra assoluta dissoluzione nel nulla eterno? D'altronde, se da qualche parte proveniamo (e il fatto che siamo qui lo conferma), da qualche parte dovremo pur finire! 
Tutte queste considerazioni nascono proprio dalla difficoltà di riconciliare la forma con l'essenza delle cose (e di noi stessi) e se pensiamo che il corpo sia realmente solo ″un corpo″, ci troviamo ad affrontare tutte le questioni sopra esposte. Ma se proviamo a considerare che questo nostro corpo è solo una delle infinite modalità attraverso le quali si manifesta l'ente unico assoluto, se riconosciamo che non vi sono tanti soggetti diversi quante sono le forme di tale manifestazione, e che le realtà è un unico processo senza soluzione di continuità, allora la narrazione dell'esistenza è contenuta e raccolta in un unico libro, con un unico titolo. E' la storia di un unico soggetto e della ″sua″ vita. Di come si è manifestato in infiniti modi, alcuni dei quali gli hanno persino permesso di fare l'esperienza di se stesso come se fosse qualcuno di diverso, di altro, di separato. Come se l'uno fosse due.