La percezione di unità di Gesù

Gesù di Nazareth possedeva senza dubbio la più alta percezione, che contiene il fondamento di ogni altra verità, dell'assoluta identità dell'essere umano con la divinità, per quanto riguarda ciò che è sostanzialmente reale in esso. La sua auto−coscienza era al tempo stesso la pura e assoluta Verità della Ragione stessa, originaria e indipendente, il semplice manifestarsi della coscienza.


Johann Gottlieb Fichte (filosofo tedesco) in The Popular Works of Johann Gottlieb Fichte (ed. 1849) trad. E.V.

Percepisco solo me stesso

La mia percezione degli oggetti deriva dalla percezione della mia stessa condizione interna, ed è determinata da essa, non il contrario. 
Percepisco dunque gli oggetti percependo innanzitutto lo stato del mio essere e posso imparare che  quella particolare sensazione è data da ciò che arbitrariamente indico come rosso, oppure blu, liscio, ruvido, eccetera, ... So che sono sensazioni diverse perché sono cosciente di me stesso e dei miei cambiamenti interiori. 
...
Dunque, le mie sensazioni sono in me stesso, non nell'oggetto, e poiché io sono me stesso e non l'oggetto, posso essere conscio solo del mio stato e non dello stato dell'oggetto.




Johann Gottlieb Fichte (filosofo tedesco) in La visione dell'uomo (1799), trad. E.V.

La natura dell'esperienza secondo Fichte

Devo ammettere che ciò che io considero dolce, rosso, duro, eccetera, non è niente più che una mia sensazione e che solo attraverso l'intuizione ed il pensiero tale sensazione è trasposta nello spazio all'esterno di me e considerata dunque come la proprietà di qualcosa che esiste indipendentemente da me. Questo corpo, con tutti i suoi organi, è solo la manifestazione sensibile, in una determinata porzione di spazio, di me stesso, l'essere pensante interiore; l'entità spirituale, la pura intelligenza, ed io, la sagoma corporea nel mondo fisico, siamo una cosa sola, semplicemente osservata da due diversi lati, e concepita da due diverse facoltà: la prima dal pensiero puro, la seconda dall'intuizione esterna.
Questa entità spirituale pensante, questa intelligenza che attraverso l'intuizione è trasformata in un corpo materiale, cosa può essere secondo tali principi se non il prodotto del mio stesso pensiero, qualcosa puramente concepito da me, in virtù del fatto che sono portato a immaginare la sua esistenza secondo una legge a me del tutto sconosciuta?

Johann Gottlieb Fichte (filosofo tedesco) in La visione dell'uomo (1799), trad. E.V.