POST N. 700! MANIFESTO PER IL CAMBIAMENTO

Quanto si parla di ″cambiamento″! È sicuramente il tema più dibattuto nei tempi di crisi sociale ed economica, ma anche, ovviamente, nei momenti di insoddisfazione personale o nelle proprie relazioni. Una delle frasi più celebri di Ghandi recita: ″Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo″. Con essa il Mahatma esorta ad impegnarsi ed agire in prima persona per produrre gli effetti di trasformazione che ciascuno desidera vedere a livello planetario, ma l'aforisma può essere anche interpretato come invito a cambiare innanzitutto noi stessi, al fine di produrre un mutamento della coscienza collettiva che parta dall'evoluzione di quella individuale.


Influenza della struttura linguistica sulla percezione della realtà

La struttura linguistica aristotelica ha perpetuato ciò che ho chiamato "elementalismo", ovvero la divisione in più termini di qualcosa che non può altrimenti essere diviso empiricamente, come, ad esempio i termini corpo e mente, ma anche spazio e tempo.
Nel 1908 il grande matematico Minkowski affermò: "La nuova visione dello spazio e del tempo è radicale e i singoli concetti di spazio e di tempo sono destinati a scomparire perché solo la loro unione permetterà di conservare una realtà indipendente".
Tale unione di ciò che era considerato come due entità distinte e separate, ha dovuto essere accompagnata da un cambiamento nella struttura del linguaggio. Nella sua formulazione il nuovo modello a quattro dimensioni di Minkowski comprende infatti lo spazio-tempo, nel quale i termini spazio e tempo sono uniti da un trattino.
La vecchia struttura del linguaggio ha creato per noi un mondo fittizio, antropomorfico e animistico, non molto diverso da quello delle popolazioni primitive. La scienza moderna richiede invece una struttura linguistica non-elementale, che non divide artificialmente ciò che non può essere diviso empiricamente. Altrimenti, saremo limitati da blocchi neuro-valutativi, da mancanza di creatività, mancanza di comprensione e di ampie prospettive e colpiti da contraddizioni e paradossi.


Alfred Korzybski (matematico e filosofo polacco autore della Semantica Generale) in The role of language in the perceptual processes (1951) trad. E.V.

Commento dell'autore del blog: anche la visione unitaria o di non−dualità beneficerebbe di un linguaggio nuovo più coerente con i suoi principi per poter meglio essere acquisita come filtro cognitivo di ogni esperienza. 

L'impermanenza di tutte le forme

Eraclito chiamava Logos la fondamentale unità del tutto, che contiene e trascende ogni coppia di forze fra di loro opposte. La divisione di tale unità è iniziata con la scuola Eleatica, che ha posto un Principio Divino al di sopra di tutte le divinità e gli esseri umani. Tale Principio è stato inizialmente identificato con la sostanziale e impersonale unitarietà dell'universo, per poi diventare un Dio intelligente e personificato che tutto controlla e influenza. Da ciò è nato quel filone di pensiero che ha portato, infine, alla separazione fra spirito e materia e al dualismo caratteristico della filosofia occidentale.
L'idea generale che emerge dall'Induismo, è invece quella di un cosmo organico che cresce in modo ritmico; un universo nel quale tutto è fluido e in costante cambiamento e ogni forma statica è maya, ovvero esiste solo come concetto illusorio. 
Quest'idea dell'impermanenza di tutte le forme è il principio base del Buddhismo.


Fritjof Capra  in The tao of physics (1975) trad. E.V.

Verso quale cambiamento?

Per il post n. 600 di questo blog riprendo il manifesto del progetto One Self non−duality hub:

Cosa sarebbe della storia dell'umanità, e della vita su questo pianeta, se la coscienza collettiva fosse intrisa della consapevolezza che la natura della realtà è unitaria, e che tutti stiamo partecipando ad un unico, grande processo di manifestazione dell'esistenza?
Quale direzione e velocità avrebbe la sua evoluzione? Quali modelli sociali, economici, culturali, ecc. si affermerebbero?
Quali cambiamenti piccoli e grandi nella vita di ciascun individuo, nelle sue relazioni e nel suo intimo sentire?
Tutto ciò parte dalla consapevolezza di ognuno di noi, perché un bosco può essere rigoglioso solo se i suoi alberi sono rigogliosi.
Per questo motivo scegliere la via della consapevolezza è sia un'occasione di crescita personale sia un modo per influenzare l'evoluzione dell'umanità. Più che evoluzione, una rivoluzione!


E' giunto il tempo che la consapevolezza dell'unità del tutto non sia più un contenuto sapienziale privilegio di pochi, ma diventi un costrutto sociale che, raggiunta la necessaria massa critica, influenzi ogni ambito sociale, economico, ambientale, culturale a livello locale e globale.
La buona notizia è che, nel realizzare questo macro−obiettivo, staremo meglio anche noi individualmente. 
Per cui ... non ci sono scuse! Diamo inizio al cambiamento!

La consapevolezza di unità del tutto

Nel percorso di costruzione della consapevolezza di unità del tutto, è utile partire proprio dai condizionamenti che rendono così difficile riconoscere la realtà della comune e unica essenza di tutte le cose, compresi gli esseri viventi. 
La difficoltà non deriva tanto dalle nostre facoltà percettive, come si potrebbe pensare, ma dalla interpretazione che diamo di ciò che ci rimandano della realtà. Le convinzioni maturate e consolidate nel corso dei millenni, a livello collettivo e individuale, fungono infatti da filtro di lettura della realtà in chiave dualistica e sono rafforzate dalla nostra mente ad ogni esperienza.


Una nuova visione

Se le premesse fondamentali di due visioni sono identiche, non possiamo veramente affermare che esse sono visioni diverse, ma piuttosto che sono solo variazioni della stessa visione. Per questo motivo, se si vuole postulare una nuova visione sono necessari nuovi presupposti, e quello della non-dualità è sicuramente il più lontano dalle consuete interpretazioni della realtà. Con la visione di unità del tutto è così possibile creare le condizioni per un reale cambiamento, che non sia soltanto l'ennesimo arrangiamento della stessa commedia che l'umanità sta recitando fino dagli albori della sua origine.

Le leggi immutabili del cambiamento

Secondo Buddha, tutto ciò di cui facciamo esperienza è in un processo di cambiamento, ma ciò non significa che ogni cosa sia casuale o caotica. Se è vero che non vi sono esseri o entità che esistono senza cambiare, il processo di cambiamento è però governato da leggi causali immutabili. La stabilità dell'universo non consiste dunque nella stabilità delle cose, ma nella stabilità di questi processi. Buddha chiamava questo fenomeno generale origine dipendente: "Quando questo esiste, quello viene ad essere; con il manifestarsi di questo, quello si manifesta; quando questo non esiste, quello non viene ad essere; quando questo cessa di esistere, quello cessa".



Christopher W. Gowans (professore di filosofia USA) in Philosophy of the Buddha (2003) trad. E.V.

Chiarire la confusione dell'ego

La verità riguardo al sé è trovata chiarendo la confusione dell'ego, che mescola erroneamente il sé conoscitore con l'atto del conoscere proprio della personalità. Per chiarire la confusione, il sé che conosce deve essere completamente distinto da tutto ciò che è conosciuto come oggetto separato o come attività in continuo cambiamento. Attraverso una discriminazione attenta e imparziale, deve essere completata la dualità fra il soggetto che conosce, gli oggetti conosciuti e l'atto del conoscere, cosicché non rimane alcuna possibilità di confusione. Quando la dualità è chiarita, si è giunti allo stadio del testimone. Dal punto di vista dell'ego, rimane comunque un'ultima traccia di confusa dualità nell'idea stessa del testimone. Rimane infatti ancora la testimonianza delle diverse attività della mente. E, nonostante tutte le argomentazioni intellettuali volte a dimostrare il contrario, la testimonianza sembra essa stessa una di quelle attività, che illumina le apparenze e registra ciò che ha illuminato.


Sri Ananda Wood in The Teaching of Sri Atmananda Krishna Menon on Advaita Vedanta as presented by Sri Ananda Wood trad. E.V.

La vita è il fluire del divenire

Una meravigliosa filosofia del dinamismo è stata formulata da Buddha 2.500 anni fa ... colpito dalla transitorietà degli oggetti, l'incessante mutazione e trasformazione delle cose, Buddha ha formulato una filosofia del cambiamento. Ha trasformato sostanze, anime, monadi e oggetti in forze, movimenti, sequenze e processi, adottando una concezione dinamica della realtà. La vita è solo una serie di manifestazioni della creazione e della estinzione. E' il fluire del divenire.


Sarvepalli Radhakrishnan (filosofo esponente del neo-Vedanta) in Radhakrishnan: An Anthology (1952) trad. E.V.