Il soggetto della dis-identificaizone

Anche il tentativo di raggiungere una dis-identificazione dal proprio sé, o io, o corpo-mente, genera implicitamente un soggetto che si dis-identifica, un soggetto che poniamo ad un livello diverso da quello in cui avviene il processo di identificazione, ma che comunque permane come soggetto. La totale disidentificazione da qualunque soggetto farebbe cessare ogni possibile esperienza, anche quella della dis-identificazione.

Gli effetti dell'attaccamento e dell'avversione

Un famoso detto attribuito a Buddha afferma: ″Il piacere genera attaccamento, il dolore genera avversione, l'attaccamento e l'avversione rendono l'essere umano schiavo″. Sicuramente lo rendono schiavo dell'identificazione con il corpo e con i sensi, ma anche, in un senso più ampio, lo rendono schiavo della sua visione di separazione e dunque di dualità. Infatti, da un lato l'avversione è un modo per creare distanza o separazione (nel tentativo di evitare la sofferenza), dall'altro l'attaccamento implica invece il tentativo di evitare la separazione. In entrambi i casi vi è la presunzione che la separazione sia qualcosa di reale e pertanto gestibile e non ci si riconosce indistintamente in tutto ciò che esiste, identificandosi piuttosto in una singola, specifica entità fra le infinite esistenti che interagiscono fra di loro. Ecco perché, secondo questa impostazione, la ″liberazione″ dalla schiavitù dell'illusione della separazione può avvenire solo se si supera ogni avversione ed ogni attaccamento. Di qualunque tipo.

Io sono Quello

Perfino la grande affermazione Aham Brahmasmi − Io sono Quello − contiene in sé una traccia di ignoranza [dualità] che consiste nell'″io″ (Aham), che, anche se detto identico, è ancora indicato come qualcosa di separato. Esso sparirà solo dopo un'incessante meditazione sulle implicazioni di Tat tvam asi (Quello sei tu) e sul Sé o Divino che tutto include.
E' questo lo stato della discriminazione investigativa attraverso il quale la mente può fissarsi sulla contemplazione dell'Assoluto.


Sai Baba in La conoscenza (Jnana) Mother Sai Pub.

Abbandonare l'identificazione

Le parole di Gesù nel Vangelo di Luca ″Chi cercherà di conservare la propria vita la perderà, chi invece la lascerà la salverà″ (Luca 17.33), sintetizzano l'essenza della trasformazione del sé individuale che, abbandonata la propria identificazione con l'esperienza impermanente della vita, esiste solo come parte del Sé universale.


Apologia dell'identificazione

Molti considerano la propensione dell'essere umano a identificarsi in un'identità separata, a sé stante, soggettiva e in relazione diadica con il resto dell'universo, come una ″disfunzione″, un ″errore″ generato dal fallace funzionamento della mente, o, nel migliore dei casi, un'illusione figlia dell'ignoranza il cui ″antidoto″ è la conoscenza della verità.
Dal punto di vista unitario, essa  è solo una delle infinite modalità di manifestazione dell'ente unico assoluto, che, proprio grazie a tale fantastico meccanismo, genera un'incredibile varietà di espressioni e di interazioni. In altre parole, la nostra illusoria percezione che esista una realtà divisa fra un soggetto individuale dell'esperienza (noi) e un mondo fenomenico esteriore (tutto il resto) è il modo attraverso il quale sono create le infinite esperienze che chiamiamo vita e che, è bene ricordarlo ancora una volta, appartengono realmente a chi è il soggetto ultimo di ogni manifestazione della realtà: l'ente unico assoluto.
Però ... per chiudere circolarmente il ragionamento, dobbiamo considerare che anche il desiderio, variamente motivato, di superare tale visione dualistica dell'esistenza, fa parte a sua volta della differenziazione della manifestazione di tale ente. Manifestazione che, per quanto riguarda questa specifica modalità, vede dunque un continuum che va dalla totale identificazione dell'individuo in un'entità separata alla sua totale identificazione con il tutto (coscienza di unità). I due lati dell'unica medaglia chiamata identificazione.

Lo scopo del gioco è di giocare

Quella che chiamiamo ″la nostra vita″ è il meraviglioso gioco dell'individualità identificata che si crede separata dal tutto. Tale gioco comprende anche la possibilità di cercare di andare oltre l'identificazione stessa, ma non ne è necessariamente l'obiettivo. Lo scopo del gioco, infatti, è semplicemente quello di giocare, a volte divertendosi, a volte soffrendo.

La vita è un'esperienza del sé individuale

Dobbiamo accettare il fatto che la specifica dimensione della nostra esistenza (quella che noi chiamiamo la "nostra" vita) non ci permette di affrancarci dal punto di osservazione relativo della realtà e della nostra esperienza. Sia l'esperienza di totale identificazione nel sé separato (quella più comune), sia quella più rara di chi arriva a riconoscersi e sentirsi parte inscindibile del sé universale, sono in entrambi i casi esperienze vissute comunque come appartenenti al sé individuale e in tale prospettiva interpretate.


Guenon commenta lo Shankaracharya

LO STATO SPIRITUALE DELLO YOGI: L’IDENTITÀ SUPREMA
Riprendendo in esame lo stato dello Yogi, che, in virtù della Conoscenza, è «liberato nella vita» (jivan-mukta) ed ha realizzato l’«Identità Suprema», citeremo ancora Shankaracharya (Atma-Bodha) ... riunendo differenti passaggi di questo trattato ... in merito appunto allo stato dello Yogi ed alle possibilità, le più alte che l’essere può raggiungere.

Tu sei Coscienza

Tu sei Coscienza, unità, tutto ciò che esiste, la sorgente e l'apparenza di ogni cosa. Tutta l'apparenza nasce e si risolve nella Coscienza, null'altro accade. Le persone passano, le nuvole si formano, le conversazioni hanno luogo, i pensieri sorgono e scompaiono. Tutto si risolve nel momento presente nella Coscienza.
Questo tuo apparire come il soggetto è già la perfetta espressione dell'unità - niente deve essere cambiato di te per esserlo. Non sono necessari alcun risveglio o illuminazione - tutto ciò è solo la trama della commedia. Il risveglio è già presente nell'unità, indipendentemente dall'identificazione con il gioco delle immagini o dalla quieta contemplazione della tua vera natura.
Ciò che appare in questo momento, per quanto ordinario o straordinario, è il contenuto della consapevolezza. La consapevolezza e il contenuto sono una sola cosa: la Coscienza.
Tu sei Coscienza - risvegliato e consapevole appari in questo momento come ogni altra cosa.


Nathan Gill,  (autore sulla non-dualità) da Clarity, trad. E.V.