Un famoso detto attribuito a Buddha afferma: ″Il piacere genera attaccamento, il dolore genera avversione, l'attaccamento e l'avversione rendono l'essere umano schiavo″. Sicuramente lo rendono schiavo dell'identificazione con il corpo e con i sensi, ma anche, in un senso più ampio, lo rendono schiavo della sua visione di separazione e dunque di dualità. Infatti, da un lato l'avversione è un modo per creare distanza o separazione (nel tentativo di evitare la sofferenza), dall'altro l'attaccamento implica invece il tentativo di evitare la separazione. In entrambi i casi vi è la presunzione che la separazione sia qualcosa di reale e pertanto gestibile e non ci si riconosce indistintamente in tutto ciò che esiste, identificandosi piuttosto in una singola, specifica entità fra le infinite esistenti che interagiscono fra di loro. Ecco perché, secondo questa impostazione, la ″liberazione″ dalla schiavitù dell'illusione della separazione può avvenire solo se si supera ogni avversione ed ogni attaccamento. Di qualunque tipo.
Maya: illusione o realtà?
Secondo Yogananda, Maya è un termine sanscrito che ″significa letteralmente il misuratore, ed è la magica forza della creazione grazie alla quale le limitazioni e le divisioni sono apparentemente presenti nell'Immensurabile e Indivisibile″. (Paramahansa Yogananda in Autobiography of a Yogi, trad. E.V.)
Questa definizione che ci offre il grande maestro indiano, deve in qualche modo essere riconciliata con quella più comune e diffusa per cui Maya significa ″illusione″, definizione con la quale può sembrare in disaccordo.
Già abbiamo visto in altri post come proprio misurare, ovvero definire limiti e divisioni, nelle parole di Yogananada, è uno dei modi per distinguere (discriminare) forme diverse all'interno della manifestazione dell'Uno. L'illusione che ne deriva non riguarda soltanto l'esistenza di tali forme di per sé, ma anche il loro essere separate, proprio in virtù della loro misurabilità.
In sintesi: applicare criteri e parametri di misurazione è la modalità attraverso la quale può essere colta la manifestazione dell'Uno, quando esso si moltiplica e diversifica al proprio interno, senza che tale processo crei alcuna sostanziale separazione.
Già abbiamo visto in altri post come proprio misurare, ovvero definire limiti e divisioni, nelle parole di Yogananada, è uno dei modi per distinguere (discriminare) forme diverse all'interno della manifestazione dell'Uno. L'illusione che ne deriva non riguarda soltanto l'esistenza di tali forme di per sé, ma anche il loro essere separate, proprio in virtù della loro misurabilità.
In sintesi: applicare criteri e parametri di misurazione è la modalità attraverso la quale può essere colta la manifestazione dell'Uno, quando esso si moltiplica e diversifica al proprio interno, senza che tale processo crei alcuna sostanziale separazione.
D'altronde anche Einstein affermava che il tempo e lo spazio (i primi parametri di misurazione che normalmente applichiamo alla realtà) ″non sono una condizione in cui viviamo, ma solo un modo in cui pensiamo e interpretiamo la realtà″.
L'illusione di essere il proprio corpo
Andate oltre la personalità, poiché solo allora si giunge all'essenza dell'individuo, come ha detto Tennyson con le sue meravigliose parole.
La dittatura che l'essere umano ha dentro di sé è l'illusione di essere il proprio corpo e di essere quasi del tutto insignificante se confrontato con il vasto universo. Dunque, l'unico errore possibile al quale si può essere condotti facendo proprio il pensiero dell'esistenza dell'io è la comune illusione della limitatezza connessa a questo io. Questo errore può comunque essere superato dalla contemplazione dell'aforisma ″Aham brahmasmi″. Brahman è la più vasta idea che può essere concepita dalla mente umana. L'idea della grandezza senza dubbio rimuove e annulla l'idea della limitatezza. Ma anche l'idea della grandezza costituisce comunque una limitazione rispetto all'infinito e deve essere pertanto superata attraverso la contemplazione di un altro aforisma ″Prajnyanam asmi″ io sono coscienza. La coscienza, infatti, non può mai essere grande o piccola e dunque si è in tal modo proiettati oltre gli opposti.
Sri Ananda Wood in The Teaching of Sri Atmananda Krishna Menon on Advaita Vedanta trad. E.V.
Il mondo è reale?
Chi studia i Veda non afferma che il mondo non è reale. Ciò è un equivoco. Se lo facessero, quale sarebbe il significato di quanto scritto nei Veda: ″Tutto questo è Brahman?″. Ciò che intendono è che il mondo non è reale come mondo, ma è reale come Sé. Se considerate il mondo come qualcosa diverso dal Sé, allora non è reale. Ogni cosa, che la chiamiate mondo o maya o lila o sakti, deve essere all'interno del Sé e non separata da esso.
Sri Ramana Maharshi in Day by day with Bhagavan (2002) trad. E.V.
Transitorio non significa illusorio
Anche se l'Assoluto è l'Essere Eterno, il mondo è temporale e ha un'esistenza limitata. Verrà un tempo in cui esso sarà [riconosciuto come] niente più che un processo, ma questa sua temporalità non rende il mondo un'illusione. Considerarlo transitorio non significa infatti assimilarlo all’inesistente o all’illusorio.
Sarvepalli Radhakrishnan (filosofo indiano esponente del neo-Vedanta) in The Philosophy of Sarvepalli Radhakrishnan - The library of living philosophers (1952) trad. P.F.
Ma noi esistiamo ?
Chiedere se esistiamo è una domanda apparentemente assurda. Come negare la coscienza di sé e quell'insieme di percezioni e attività mentali che chiamiamo vita? Molti testi e insegnanti sembrano mettere tuttavia in discussione proprio la base stessa della nostra esistenza fisica. Tu credi di esistere! Tu non sei nemmeno quello che sta leggendo queste righe! E' solo un'illusione generata dalla mente!
Si e no.
Dal punto di osservazione della non-dualità noi certamente esistiamo. Esistiamo però come una delle infinite forme della manifestazione dell'ente unico assoluto.
Più precisamente, più che di ″forma″ è opportuno parlare di ″processo″, in quanto la forma in sé è impermanente, mentre il processo si manifesta all'interno di un fluire continuo e unitario che, pur caratterizzato da un infinito grado di diversificazione, non genera tuttavia separazione al suo interno.
Dunque, tutto ciò che è, e può in qualche modo essere definito, esiste. All'interno dell'Uno. Siamo già illuminati
L'illuminazione è uno stato già presente, tutto ciò che dobbiamo fare è liberarci dal pensiero: "Io non sono illuminato".
Sri Ramana Maharshi in The spiritual teachings of Ramana Maharshi (1972) trad. E.V.
Sri Ramana Maharshi in The spiritual teachings of Ramana Maharshi (1972) trad. E.V.
Se cercate la liberazione
Se cercate la la liberazione, c'è per voi una notizia cattiva a una buona. La notizia cattiva è che la persona che credete di essere non raggiungerà mai la liberazione. La buona notizia è ciò che siate realmente è già liberato.
Jan Kersschot (insegnate danese di Advaita) in Back to the truth di Dannis Waite (2004) trad. E.V.
Jan Kersschot (insegnate danese di Advaita) in Back to the truth di Dannis Waite (2004) trad. E.V.
La via per la verità
L'obiettivo della ricerca della verità non è sostituire un'illusione con un'altra anche se più elevata, raffinata o elaborata, ma è quello di raggiungere una permanente libertà dalle illusioni. Ciò può avvenire in modi diversi: attraverso la grazia della visione (come per i mistici); percorrendo la via (sicuramente più ardua) dell'intelletto discriminante (la via dei filosofi); lasciandosi guidare da chi ha già raggiunto tale risultato e si offre di accompagnare altri cercatori.
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