Le gabbie della mente

Sviluppandosi, la mente costruisce gradualmente una propria struttura cognitiva della realtà e, al suo interno, un'altra dell'identità del soggetto. 

Questo processo inizia già nel grembo materno e queste strutture costituiscono di fatto una doppia gabbia per la nostra esperienza della vita.

Proprio il vivere l'esperienza della vita dall'interno di queste gabbie ci impedisce di riconoscerla quale parte di un unico processo di manifestazione della realtà.

La liberazione arriva quando si riconnette l'esperienza individuale a ciò che c'è fuori dalle gabbie, come parte del flusso dell'esistenza.

Attenzione però!  L'esperienza di percezione separata e ingabbiata è illusoria,  cioè vale solo nella nostra percezione poiché è comunque anch'essa parte dell'unico processo di manifestazione della realtà. Cone tutto ciò che accade.


Scegli la corda o il serpente?

Quando il viandante scambia una corda arrotolata che giace sul bordo della strada per un serpente, non sono i suoi sensi a suggerirgli quella interpretazione, ma è l'elaborazione del segnale visivo da parte della sua mente. Tale elaborazione, attiva in successione una reazione ad essa coerente, che, di fronte al serpente non potrà essere che di fuga. Allo stesso modo, quando i sensi ci informano sulla presenza di un'altra forma della manifestazione dell'unica realtà, è la nostra mente che la identifica come qualcosa di esterno, estraneo, distinto e separato da noi, alimentando la nostra convinzione di esistere in una dimensione caratterizzata dalla dualità. Proprio tale convinzione ci porta a porci la domanda se sia possibile fare l'esperienza della non dualità o dell'unità del tutto, ma è come se, una volta informato che quello che lui riteneva essere un serpente in realtà era una corda, il viandante si chiedesse allora come poter fare l'esperienza della corda!


L'anelito della mente per l'unità

Fin dalle origini la mente andò cercando la sua sostanza unica, l'immutabile che permanesse attraverso tutti i mutamenti e veniva così riunificando la terra ed il cielo, e tutti gli elementi riconduceva all'elemento unico e poi all'unica energia, ed infine all'impalpabilità dell'evento, avviandosi così per quella strada ove l'inorganico, l'organico e il pensiero potessero idealmente essere ricondotti all'unità della storia e alla continuità del suo sviluppo.
La mente nel pensare la natura in una data maniera ha già pensato se stessa in quella maniera (data l'identità dei due aspetti: il pensiero ed il pensato) e non potrà poi presumersene differente senza cadere in contraddizione e smentirsi nella sua stessa esperienza.

Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

Influenza della struttura linguistica sulla percezione della realtà

La struttura linguistica aristotelica ha perpetuato ciò che ho chiamato "elementalismo", ovvero la divisione in più termini di qualcosa che non può altrimenti essere diviso empiricamente, come, ad esempio i termini corpo e mente, ma anche spazio e tempo.
Nel 1908 il grande matematico Minkowski affermò: "La nuova visione dello spazio e del tempo è radicale e i singoli concetti di spazio e di tempo sono destinati a scomparire perché solo la loro unione permetterà di conservare una realtà indipendente".
Tale unione di ciò che era considerato come due entità distinte e separate, ha dovuto essere accompagnata da un cambiamento nella struttura del linguaggio. Nella sua formulazione il nuovo modello a quattro dimensioni di Minkowski comprende infatti lo spazio-tempo, nel quale i termini spazio e tempo sono uniti da un trattino.
La vecchia struttura del linguaggio ha creato per noi un mondo fittizio, antropomorfico e animistico, non molto diverso da quello delle popolazioni primitive. La scienza moderna richiede invece una struttura linguistica non-elementale, che non divide artificialmente ciò che non può essere diviso empiricamente. Altrimenti, saremo limitati da blocchi neuro-valutativi, da mancanza di creatività, mancanza di comprensione e di ampie prospettive e colpiti da contraddizioni e paradossi.


Alfred Korzybski (matematico e filosofo polacco autore della Semantica Generale) in The role of language in the perceptual processes (1951) trad. E.V.

Commento dell'autore del blog: anche la visione unitaria o di non−dualità beneficerebbe di un linguaggio nuovo più coerente con i suoi principi per poter meglio essere acquisita come filtro cognitivo di ogni esperienza. 

La separazione è solo nella mente

E' soltanto nella nostra mente che la nostra vita è separata da quella di Dio. È soltanto nella nostra mente che viviamo tale separazione, e usiamo il termine ″viviamo″ anche se la vera vita non è realizzata e goduta coscientemente. In realtà, infatti, ″in Lui viviamo e conduciamo la nostra esistenza″.


Ralph Waldo Trine (filosofo e autore del New Thought) in The greatest thing ever known (1898) trad. E.V.

La coscienza non è la percezione

Quando una percezione o un pensiero o una sensazione si manifestano, non sono diversi dalla coscienza, poiché senza coscienza non potrebbero manifestarsi. Ogni percezione pensiero e sensazione devono dunque essere considerati come nient'altro che coscienza. Attenzione però al pericolo che tale affermazione possa essere male interpretata, invertendo i termini e considerando la coscienza limitata, in quanto costituita dalla percezione dal pensiero e dalle sensazioni, come se fosse una mente che unisce tutte le percezioni pensieri ed emozioni nella sua limitata immaginazione. O, più sottilmente, la coscienza potrebbe essere concepita come un' ulteriore percezione, pensiero o sensazione di qualcosa che deve essere ancora scoperta dalla mente.



Sri Ananda Wood in The Teaching of Sri Atmananda Krishna Menon on Advaita Vedanta trad. E.V.

La realtà è ... reale!

La realtà dei fenomeni è data dalle nostre percezioni e confermata dalla nostra coscienza. I fenomeni esistono e noi non possiamo negarli. È falso soltanto il fatto che essi esistono di per sé. Questo lo possiamo affermare come conseguenza del fatto che non è possibile conoscere l’essenza intrinseca della realtà attraverso nessuna valida percezione o stato mentale. È da questo punto di vista che noi diciamo sia dei fenomeni che di una persona che non esistono di per sé.


Geshe Tsultim Gyeltsen (Lama buddhista) in Mirror of wisdom, Teachings on Emptiness (2000) trad. P.F.

Un bellissimo pensiero scritto sull’anima stessa

Le percezioni della mente potrebbero estendersi da stella a stella, passare da un sistema all’altro e attraverso il vasto etere, e la fine sarebbe ancora più lontana di quando il viaggio è cominciato. Ma lascia riposare l’anima serena nella sua maestosità, permettile di manifestare i suoi poteri attraverso il pensiero e la percezione per cogliere l’intera organizzazione della Natura in una singola visione, e allora sarà testimone delle grandi realtà dello spazio come un bellissimo pensiero scritto sull’anima stessa.



Russel Perkins Ambler (spiritualista, universalista USA) in The birth of the universe; being a philosophical exposition of the origin, unfoldings and ultimate of creation (1853) trad. P.F.

La mente dualistica

Eliminando il termine intermedio della mente dualistica, la triade-conoscitore, conoscere, conosciuto-diventa una diade del solo conoscitore e conosciuto, senza niente fra di loro che li tenga separati. La diade successivamente collassa spontaneamente nella verità del sé interiore, nel quale non si conosce la dualità.


Atmananda Krishna Menon in The Teaching of Sri Atmananda Krishna Menon on Advaita Vedanta as presented by Sri Ananda Wood trad. E.V.