L'anelito della mente per l'unità

Fin dalle origini la mente andò cercando la sua sostanza unica, l'immutabile che permanesse attraverso tutti i mutamenti e veniva così riunificando la terra ed il cielo, e tutti gli elementi riconduceva all'elemento unico e poi all'unica energia, ed infine all'impalpabilità dell'evento, avviandosi così per quella strada ove l'inorganico, l'organico e il pensiero potessero idealmente essere ricondotti all'unità della storia e alla continuità del suo sviluppo.
La mente nel pensare la natura in una data maniera ha già pensato se stessa in quella maniera (data l'identità dei due aspetti: il pensiero ed il pensato) e non potrà poi presumersene differente senza cadere in contraddizione e smentirsi nella sua stessa esperienza.

Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

La coscienza non è la percezione

Quando una percezione o un pensiero o una sensazione si manifestano, non sono diversi dalla coscienza, poiché senza coscienza non potrebbero manifestarsi. Ogni percezione pensiero e sensazione devono dunque essere considerati come nient'altro che coscienza. Attenzione però al pericolo che tale affermazione possa essere male interpretata, invertendo i termini e considerando la coscienza limitata, in quanto costituita dalla percezione dal pensiero e dalle sensazioni, come se fosse una mente che unisce tutte le percezioni pensieri ed emozioni nella sua limitata immaginazione. O, più sottilmente, la coscienza potrebbe essere concepita come un' ulteriore percezione, pensiero o sensazione di qualcosa che deve essere ancora scoperta dalla mente.



Sri Ananda Wood in The Teaching of Sri Atmananda Krishna Menon on Advaita Vedanta trad. E.V.

Tutto ciò che ha un inizio ha anche una fine

Se con l'affermazione “tutto ha un inizio e una fine” si nega la possibilità dell’esistenza di un ente assoluto, e pertanto infinito rispetto a qualsiasi dimensione, temporale, spaziale, ecc... , dichiarando invece che ″tutto ciò che ha un inizio ha anche una fine″ si è presa la torta del tutto e se ne ha tagliato una fetta: la specifica fetta che comprende solo ciò che ha un inizio.
Restringere il campo di osservazione solamente a ciò che ha un inizio, sposta dunque il piano di analisi dalla natura della realtà, che è assoluta, alla sua manifestazione, all’interno della quale è invece possibile individuare singoli processi aventi caratteristiche relative. Ciò avviene applicando categorie arbitrarie da noi create (quali, appunto il tempo e lo spazio), e non deve comunque costituire una premessa per affermare l’esistenza di separazione all’interno della manifestazione della realtà stessa.

Tutto è per sempre uno


Nella mia mente, dietro tutti i miei folli pensieri di separazione e di attacco, c'è la conoscenza che tutto è per sempre uno. Non ho però perso la conoscenza di chi sono per il solo fatto di averla dimenticata. È stata conservata per me nella Mente di Dio, che non ha lasciato i suoi Pensieri. E io, che sono fra essi, sono uno con essi ed uno con Lui.


Da Un Corso in Miracoli (A Course in Miracles, Helen Schucman e William Thetford, 1976) proposto da Patrizia Ferrante

La natura del pensiero

Come mai l'essere umano ha le limitazioni che gli sono proprie, è soggetto alle paure e alle ansie, sbaglia, è vittima delle malattie e della sofferenza? C'è solo una ragione. Non vive, tranne in alcuni rari casi, nella cosciente realizzazione del suo autentico Essere, del suo vero Sé. Dobbiamo essere coscienti nel pensiero di chi siamo realmente, affinché si possano manifestare le qualità e i poteri della nostra autentica natura, e dunque del nostro vero Sé. Afferma uno dei più illuminati visionari dei nostri tempi: "La Vera Vita con le sue benedizioni consiste nell'unione con l'Immutabile ed Eterno, ma l'Eterno può essere da noi colto solo con il pensiero e in nessun altro modo".
Il pensiero è l'atmosfera, l'elemento, in un certo senso la stessa sostanza, della manifestazione della Divina Esistenza che chiamiamo vita. Quanto lo sia anche delle altre forme della Divina Esistenza che vediamo nella vita intorno a noi non ci è dato di sapere. Ma è certo che noi attraverso il solo pensiero possiamo concepire la Divina Esistenza come lo Spirito Infinito e l'Essenza della Vita, e poi vedere chiaramente che è la Vita della nostra Vita e vivere nella realizzazione della nostra unità con essa. 


Ralph Waldo Trine (filosofo e autore del New Thought) in The greatest thing ever known (1898) trad. E.V.

Lo Spirito non ha parti

Dio ha scelto la nascita fisica come modalità per individualizzare il proprio Spirito, e la vita fisica come l'inizio di un'individualità che può essere eterna. Lo Spirito non ha parti. E' pensiero universale, vibrazione eterea che emana dal Centro o Sorgente di ogni esistenza e sostiene tutte le cose create. E' la tela bianca sulla quale sono dipinte le immagini della realtà materiale. 


Loren Albert Sherman (scrittore spiritualista USA) in Science of the soul (1895) trad. E.V.

Il potere del pensiero di manifestare la realtà

La coscienza ridotta dell'individuo [in merito alla propria natura] genera nella sua azione quelle limitazioni caratteristiche della materia. L'essere umano è Mente in tutti i piani della sua coscienza e non è, né è mai stato, di natura materiale né limitato dalla materia, come ha invece sempre creduto, rimanendo apparentemente imprigionato nell'universo fisico.
Egli è Spirito e vive in un mondo di spirito nel quale tutte le cose sono in soluzione fra di loro. Esiste nella Mente Universale l'idea di tutto ciò che può essere immaginato dall'essere umano, il quale, attraverso il potere del proprio pensiero, dà ad essa forma e visibilità. Non crea realmente alcunché, semplicemente riceve l'idea dall'universale la fissa nella forma grazie e attraverso il potere del pensiero, vibrazione che agisce su quella sostanza immanifesta che costituisce il "mondo senza forma e senza vuoto". 

Ogni forma, a sua volta, è dunque solo una vibrazione cristallizzata, e non è una creazione permanente, ma un'immagine transitoria dell'idea, fissata sulla tela della visibilità dalla mente dell'individuo.


Da The unreality of matter, Unity magazine, Oct. 1897, trad. E.V.

La natura dell'esperienza secondo Fichte

Devo ammettere che ciò che io considero dolce, rosso, duro, eccetera, non è niente più che una mia sensazione e che solo attraverso l'intuizione ed il pensiero tale sensazione è trasposta nello spazio all'esterno di me e considerata dunque come la proprietà di qualcosa che esiste indipendentemente da me. Questo corpo, con tutti i suoi organi, è solo la manifestazione sensibile, in una determinata porzione di spazio, di me stesso, l'essere pensante interiore; l'entità spirituale, la pura intelligenza, ed io, la sagoma corporea nel mondo fisico, siamo una cosa sola, semplicemente osservata da due diversi lati, e concepita da due diverse facoltà: la prima dal pensiero puro, la seconda dall'intuizione esterna.
Questa entità spirituale pensante, questa intelligenza che attraverso l'intuizione è trasformata in un corpo materiale, cosa può essere secondo tali principi se non il prodotto del mio stesso pensiero, qualcosa puramente concepito da me, in virtù del fatto che sono portato a immaginare la sua esistenza secondo una legge a me del tutto sconosciuta?

Johann Gottlieb Fichte (filosofo tedesco) in La visione dell'uomo (1799), trad. E.V.

L'intuizione dell'unità

La parola greca noein (νοεῖν)* significa molto più di pensiero. Essa implica la percezione intuitiva diretta oltre i normali sensi, e ciò è esattamente quanto abbiamo perduto ma che è ora sulla via del ritorno come facoltà dell'individuo. 
Ciò supera la separazione attraverso l'esperienza diretta di unità, pienezza, assenza di divisione che è, in fondo, una realtà che stiamo già vivendo senza tuttavia esserne consapevoli. 

Cerchiamo ovunque tale realtà, tranne dentro di noi, e, anche in considerazione di ciò, l'educazione che riceviamo si dimostra un ulteriore ostacolo.

* Il concetto di noesi risale alla filosofia di Aristotele e Platone, e rappresenta la più alta facoltà della conoscenza intuitiva, quella intuizione immediata delle idee, al di sopra e al di là del pensiero logico-dialettico (diànoia).


Peter Kingsley, (scrittore, studioso di filosofia), da Reality, trad. E.V.