Una sola infinita realtà

Non c'è niente, assolutamente niente che non sia parte di Me, controllato e governato da Me, la Sola Infinita Realtà. Per quanto riguarda la tua cosiddetta individualità, si tratta solo della tua personalità che cerca di mantenere un'esistenza separata.
Presto ti renderai conto che non esiste alcuna individualità oltre la Mia Individualità, e la tua personalità si dissolverà nella Mia Divina Impersonalità. Sì. Tu raggiungerai presto quello stato di risveglio nel quale potrai cogliere per un'istante la Mia Impersonalità, e allora non desidererai più alcuna individualità, alcuna separazione, poiché ti renderai conto che è solo un'altra illusione della tua personalità.


Joseph Sieber Benner (autore del New Thought) in The impersonal life (1914) trad. E.V.

Guenon commenta lo Shankaracharya

LO STATO SPIRITUALE DELLO YOGI: L’IDENTITÀ SUPREMA
Riprendendo in esame lo stato dello Yogi, che, in virtù della Conoscenza, è «liberato nella vita» (jivan-mukta) ed ha realizzato l’«Identità Suprema», citeremo ancora Shankaracharya (Atma-Bodha) ... riunendo differenti passaggi di questo trattato ... in merito appunto allo stato dello Yogi ed alle possibilità, le più alte che l’essere può raggiungere.

Descrizione dello stato di Samadhi

Così i Rishi hanno descritto lo stato di Samadhi – la realizzazione dello stato di unione dell’anima con la “luce delle luci”, come descritto dai Neoplatonici – : per raggiungere questo stato di identità, nel quale, nello spazio almeno di un istante, il soggetto e l’oggetto, il conosciuto e lo sconosciuto, sono uno e la stessa cosa, dobbiamo ritirarci nel nostro più profondo sé, nella semplice unità della nostra essenza, che è capace per sua natura di fondersi con la suprema attenuazione, l’essenza divina.


Peary Chand Mittra (scrittore e teosofo indiano) in On the soul, its nature and development (1881) trad. E.V.

La coscienza di unità

Gli oggetti materiali diventano ... qualcosa di diverso da ciò che vediamo ora, non più un oggetto separato posto contro uno sfondo o incluso nel resto del contesto naturale, ma sono ora una parte non separabile di esso, espressione, in un modo sottile, dell’unità di tutto ciò che vediamo.


S. Aurobindo in The Synthesis of Yoga (1999) trad. E.V.

L'esperienza di Paul Tyner


La coscienza di unità di Paul Tyner, studioso di misticismo e rosacrociano, riportata in Cosmic Consciousness (1901) di Richard Maurice Bucke (medico e studioso della mente e degli stati di coscienza). Trad. E.V.


Nella luce della verità vivo rinnovato; sono rivitalizzato ed energizzato in ogni nervo e in ogni fibra del mio corpo. L'anima e il corpo, non più tenuti separati, sono uniti e glorificati. Sarò all'altezza del grande compito di "portatore della verità" e manifesterò nel mio corpo, nei miei pensieri e nelle mie parole, nella mia vita e nelle mie azioni la verità che è divenuta parte di me: la verità dell'unità dell'essere umano con la vita eterna ...

Dentro di te troverai ogni cosa

Nessun duro lavoro e insistenza nello studio e nell'applicazione può aiutare concretamente il ricercatore della verità; i lunghi anni di sacrificio e le varie privazioni imposte al neofita da coloro che detengono la chiave del più grande segreto della natura, hanno il solo scopo di testare la forza di resistenza e il carattere dell'allievo. … La saggezza che state cercando non la si può trovare nei libri … ci sono cose che è impossibile esprimere con le parole … il mondo oltre la cortina è talmente differente da quello percepito dai sensi che nemmeno i maestri possono descriverlo. Cerca dentro di te e se lo farai correttamente vi troverai ogni cosa.



Heinrich Hensoldt (scienziato e studioso tedesco) in The reality of matter (1911) trad. E.V.

L'esperienza di unità del tutto

L'esperienza (di unità del tutto) può essere anche descritta come la scoperta di un mondo oltre quello ordinario delle apparenze. In esso si confondono gli opposti e in questa nuova dimensione l'individuo abbandona ogni limitazione, non c'è esclusività, non c'è questo o quello, ma questo e quello. Ogni cosa è inclusa e niente escluso. Questo è il mondo della non−dualità (pleroma) da cui ha origine ogni cosa e in cui ogni cosa scompare.


Radmila Moacanin (psicoterapeuta) in Jung's Psychology and Tibetan Buddhism (1986) trad. E.V.

Il significato di illuminazione

Tathagata è un epiteto del Buddha, e, per estensione, un termine che indica ogni individuo illuminato. Tale termine, virtualmente intraducibile, si riferisce all'assenza, cessazione della individualità separata che si verifica quando si vede che le cose come realmente sono non hanno una natura propria, nel senso di poter essere identificabili separatamente.
Illuminazione significa dunque vedere le cose come realmente sono sperimentando la cessazione dell'ignoranza (cioè di quell'aspetto cognitivo che alimenta la nostra convinzione di vivere nella dualità).


Sue Hamilton (studiosa di Buddhismo) in Identity and experience - The Constitution of the Human Being According to Early Buddhism (1996) trad. E.V

Comprendere adeguatamente l'insegnamento buddhista

Per comprendere adeguatamente l'insegnamento buddhista bisogna dunque partire dall'idea che esso ha riguardo alla condizione di un individuo, per il quale il parlar dell'âtmâ-brahman, di un suo lo immortale immutabile, identico alla suprema essenza dell'universo, non sarebbe un parlare “conforme alla realtà”, basato cioè su di un dato effettivo dell'esperienza, bensì un semplice speculare, un far della filosofia o della teologia. La dottrina del risveglio vuole essere assolutamente realistica.

Dal punto di vista realistico, scienza samsârica. Il buddhismo procede ad una analisi di tale coscienza e alla determinazione della “verità” che le corrisponde, compendiantesi nella teoria dell'universale impermanenza e non-sostanzialità (anattâ).


Julius Evola in La dottrina del risveglio (1943)