L’esperienza mistica di unità con il tutto porta il soggetto a vivere fino al limite delle possibilità fisiche la propria fusione con l’assoluto. E' assimilabile al bodhi della cultura vedica, o al kensho della tradizione Zen, ovvero all'uscita da quell’illusione, quasi onirica, che ci fa considerare ogni espressione della realtà come distinta e separata. La maggior parte dei protagonisti ha tuttavia interpretato tale esperienza partendo da una concezione dell' esistenza dualistica nella quale l'individuo si pone come controparte del divino o dell'assoluto universale. Pertanto, l'uscita dal sé individuale non

poteva che essere vissuta come esperienza di fusione con il proprio dio di riferimento. Altri hanno dato un'interpretazione panteistica più laica di fusione con il creato, chiamato di volta in volta natura o universo. In tutti i casi, quale che sia la denominazione utilizzata per indicare l'idea del "tutto" unitario, assoluto, eterno e inscindibile, resta il dono di una consapevolezza trasformata e di una individualità meno identificata. Ricordando sempre, nel considerare questi resoconti, che solo un sé identificato e illusoriamente separato può fare l'esperienza di "ricongiunzione" con il tutto.

L'album della vita

Sfoglio l'album della mia vita
volti, momenti, luoghi.
Sono morto e rinato mille volte
sempre diverso e sempre uguale.
Guardo il mondo oltre il vetro
e mi sento spettatore in una
dimensione senza tempo.
Osservo le gemme sugli alberi
impegno totale di cellule verdi
dedicato al Padre Cielo
e alla Madre Terra.
Mi sento una casa troppo
piccola per il mio spirito.
Un diario troppo breve
per descrivere mille esistenze.
Infinitamente grande
e infinitamente piccolo.
Allineo davanti a me
i segnali della vita
come pezzi di un puzzle ignoto.

(a.a.)



Percepire la totalità del tempo

D'improvviso, su un unico ramoscello d'acacia vide passare la primavera, l'estate, l'autunno e l'inverno, e gli sembrò di percepire la totalità del tempo come un inganno farsesco.



László Krasznahorkai (romanziere)

Tu sei tutto il meglio di me stesso

Come posso cantare equamente i tuoi meriti
se tu sei tutto il meglio di me stesso?
A cosa può servirmi la lode di me stesso?
E se lodo te, cos'altro è se non l'elogio mio?
Lasciamo dunque le nostre vite separate
e lasciamo che il nostro amore perda la sua unità,
affinché con questa separazione io possa dare
quanto a te dovuto e che tu solo meriti.
Oh, che tormento sarebbe la tua assenza,
se non fosse che mi mostra come portare 
I miei pensieri verso l’amore,
e questi pensieri che ingannano sia il tempo che i miei pensieri tristi,
mi insegnano anche come far tornare noi due nuovamente uno,
Lodando qui chi nei fatti non c’è.

Quando l'Artista riconosce che egli stesso, la sua creazione e la sua stessa motivazione a creare sono uno e sono uno persino con gli spettatori, tanto da ritenere futile il creare stesso ("A cosa può servirmi la lode di me stesso? E se lodo te, cos'altro è se non l'elogio mio?") egli si libera dai condizionamenti (l'idea di spazio, di "lontano" e di "vicino") in un singolo istante di dolorosa assenza (della mente individuale) che però lascia spazio alla consapevolezza di essere Solo e di compiere dunque l'unico gesto possibile: farsi due, guardarsi e amarsi interamente.


William Shakespeare, Sonetto n. 39 (1593) traduzione e commento di Patrizia Ferrante

Io sono tutto ciò che esiste


Io Sono l’Essenza, lo Spirito, la Causa motrice della tua vita, di tutte le vite, di tutte le cose della vita, sia visibili che invisibili. Non c'è niente di perituro, perché Io, l'Impersonale Uno, SONO tutto ciò che c'è. Io Sono Infinito e completamente libero; l'Universo è il Mio Corpo, tutta l'Intelligenza che esiste emana dalla Mia Mente, tutto l'Amore che esiste scorre dal Mio Cuore, tutto il Potere che esiste è la Mia Volontà in azione. ... Questo IO SONO che sta parlando qui è il Vero Te Stesso, e nel leggere queste parole è necessario che tu comprendi che sei Tu, il tuo Sé, che sta parlando con la tua coscienza umana, per comprendere pienamente il loro significato.


Joseph Sieber Benner (autore del New Thought) in The impersonal life (1914) trad. P.F.

Nulla esisteva separatamente


Nulla esisteva separatamente. Io sentivo che l’esistenza separata di qualcosa -incluso me stesso- era una finzione, qualcosa di inesistente, impossibile. La sensazione dell'assenza di separazione e la sensazione di connessione e unità era un tutt’uno con la parte emotiva delle mie concezioni. All’inizio questa sensazione di unità è stata avvertita come qualcosa di terrificante, oppressiva e senza speranza; ma in seguito, senza cambiare la sua natura, cominciò ad essere sentita come la più gioiosa e raggiante sensazione che possa esistere.


Piotr Demianovich Ouspenski (matematico ed esoterista allievo di Gurdjieff) in A new model of the universe (1934) trad. P.F.

La realtà è un flusso incrociato di impulsi

L'immagine del mondo fisico non è tanto una danza di gesti ma piuttosto una trama intrecciata. Luce, suono, tocco, gusto ed odore divengono un tessuto continuo, con la sensazione che l’intera dimensione percettiva è un unico continuum o campo. 
Il tessuto e la trama fluiscono insieme, l’intreccio non è né piatto né statico ma un multidirezionale flusso incrociato di impulsi che riempiono l'intero volume di spazio.


Alan Watts in The Joyous Cosmology: Adventures in the Chemistry of Consciousness (1962) trad. P.F. foto da alanwattsdaily Twitter.com

L'esperienza di dissoluzione del sé individuale

[In questa esperienza] la sensazione di sé non è più confinata all’interno della propria pelle. Invece la mia essenza individuale sembra venire fuori dal resto dell’universo come i capelli dalla testa o un arto dal corpo, così che il mio centro è anche il centro del tutto.



Alan Watts in The Joyous Cosmology: Adventures in the Chemistry of Consciousness (1962) trad. P.F. foto da alanwattsdaily Twitter.com

Il più alto livello di coscienza

Quella indicata come esperienza mistica, illuminazione, bodhi, conoscenza trascendentale, scientia intuitiva, visione beatifica, è il più alto livello di coscienza che l'uomo può raggiungere; è l'esperienza integrale suprema. E non è solo una forma di conoscenza, ma un modo di essere. Ha l'obiettivo di realizzare l’unione della mente con ciò che è la natura ultima delle cose, e comporta l'unione tra il conoscitore e il conosciuto, come mai accade nell’esperienza ordinaria. 


Bernard Phillips "La critica di Radhakrishnan del naturalismo″  in The Philosophy of Sarvepalli Radhakrishnan - The library of living philosophers (1952) trad. P.F.

C’era soltanto unità con il tutto


La presenza costante, che chiamiamo il Sé, era priva di ripetizione, di memoria, di giudizio, di paragone e valutazione. Il centro del mio essere è stato spontaneamente fatto fluire fuori dal tempo e dallo spazio dentro una calma senza tempo. In questo non-stato dell’essere, la separazione tra “te” e “me” era scomparsa completamente. Nulla sembrava più “esterno a me”. Tutte le cose erano in me ma io non ero più in loro. C’era soltanto unità con il tutto.


Jean Klein (filosofo francese maestro di Advaita Vedanta) in The ease of being (1984) Trad. P.F.