(a.a.)
L’esperienza mistica di unità con il tutto porta il soggetto a vivere fino al limite delle possibilità fisiche la propria fusione con l’assoluto. E' assimilabile al bodhi della cultura vedica, o al kensho della tradizione Zen, ovvero all'uscita da quell’illusione, quasi onirica, che ci fa considerare ogni espressione della realtà come distinta e separata. La maggior parte dei protagonisti ha tuttavia interpretato tale esperienza partendo da una concezione dell' esistenza dualistica nella quale l'individuo si pone come controparte del divino o dell'assoluto universale. Pertanto, l'uscita dal sé individuale non | poteva che essere vissuta come esperienza di fusione con il proprio dio di riferimento. Altri hanno dato un'interpretazione panteistica più laica di fusione con il creato, chiamato di volta in volta natura o universo. In tutti i casi, quale che sia la denominazione utilizzata per indicare l'idea del "tutto" unitario, assoluto, eterno e inscindibile, resta il dono di una consapevolezza trasformata e di una individualità meno identificata. Ricordando sempre, nel considerare questi resoconti, che solo un sé identificato e illusoriamente separato può fare l'esperienza di "ricongiunzione" con il tutto. |
L'album della vita
(a.a.)
Percepire la totalità del tempo
László Krasznahorkai (romanziere)
Tu sei tutto il meglio di me stesso
Quando l'Artista riconosce che egli stesso, la sua creazione e la sua stessa motivazione a creare sono uno e sono uno persino con gli spettatori, tanto da ritenere futile il creare stesso ("A cosa può servirmi la lode di me stesso? E se lodo te, cos'altro è se non l'elogio mio?") egli si libera dai condizionamenti (l'idea di spazio, di "lontano" e di "vicino") in un singolo istante di dolorosa assenza (della mente individuale) che però lascia spazio alla consapevolezza di essere Solo e di compiere dunque l'unico gesto possibile: farsi due, guardarsi e amarsi interamente.
William Shakespeare, Sonetto n. 39 (1593) traduzione e commento di Patrizia Ferrante
Io sono tutto ciò che esiste
Nulla esisteva separatamente
Nulla esisteva separatamente. Io sentivo che l’esistenza separata di qualcosa -incluso me stesso- era una finzione, qualcosa di inesistente, impossibile. La sensazione dell'assenza di separazione e la sensazione di connessione e unità era un tutt’uno con la parte emotiva delle mie concezioni. All’inizio questa sensazione di unità è stata avvertita come qualcosa di terrificante, oppressiva e senza speranza; ma in seguito, senza cambiare la sua natura, cominciò ad essere sentita come la più gioiosa e raggiante sensazione che possa esistere.
La realtà è un flusso incrociato di impulsi
Alan Watts in The Joyous Cosmology: Adventures in the Chemistry of Consciousness (1962) trad. P.F. foto da alanwattsdaily Twitter.com
L'esperienza di dissoluzione del sé individuale
Il più alto livello di coscienza
Bernard Phillips "La critica di Radhakrishnan del naturalismo″ in The Philosophy of Sarvepalli Radhakrishnan - The library of living philosophers (1952) trad. P.F.
C’era soltanto unità con il tutto
Jean Klein (filosofo francese maestro di Advaita Vedanta) in The ease of being (1984) Trad. P.F.








