L'Uno come Verità Creatrice

L'Unica Essenza è assolutamente priva di aspetti individuali e limiti ed è considerata Verità Creatrice, mentre quando si manifesta nell'individualità attraverso la molteplicità e la pluralità è l'universo creato.


John. A. Subhan (sufi convertito al cristianesimo) in Sufism, its saints and shines 1970 (trad. E.V.)

I due aspetti della coscienza di unità

Il sufi illuminato, che è andato oltre l'illusione del soggetto e dell'oggetto ed è giunto alla visione di unità del tutto, può negare di essere qualcosa oppure affermare che egli è invece tutte le cose.
Sono rispettivamente l'aspetto negativo e quello positivo della coscienza di unità.



John. A. Subhan (sufi convertito al cristianesimo) in Sufism, its saints and shines 1970 (trad. E.V.)

L'universo come teofania


Ibn ‘Arabi non professa il mo­noteismo astratto dei teologi dell’IsIam ortodosso più di quanto professi ciò che viene connotato abitualmente con il termine di monismo nella storia della filosofia in Occidente. Mentre alla base del monoteismo astratto e del monismo, che ne è la secolarizza­zione in quanto filosofia sociale, vi è una medesima esigenza tota­litaria, la teosofia di Ibn ‘Arabi procede da un sentimento teofani­co dell’universo, dell’essere al quale non possono certo presentarsi opzioni simili. Infatti, la coerenza delle teofanie postula certamen­te un’unità dell’essere nella sua essenza, ma la loro diversità e la lo­ro pluralità non potrebbero essere abolite senza abolire al con­ tempo la manifestazione di questo Essere unico a se stesso e nei suoi esseri. 


Henry Corbin (filosofo e iranista francese) in L’immaginazione creatrice - Le radici del sufismo (1958 ed. ita. 2005)

Lo stesso Essere è l'Amante e l’Amato

Lo stesso Essere divino è contemporaneamente l'Amante e l’Amato. Ma questa unità non è affatto quella di un'identità indifferenziata, ma quella di un es­sere che la Compassione essenziale al suo essere duplica in una bi-unità in cui ciascuno dei due termini aspira reciprocamente all’altro. Da un lato, è l’aspirazione a manifestarsi e ad esteriorizzarsi (il pathos del “Dio pa­tetico”); dall’altra, nell’essere stesso che lo manifesta, l’aspirazione a tornare a se stesso; aspirazione che diventa nell’essere la sua teopatia, cioè la propria passione di essere il Dio conosciuto in e attraverso un essere di cui egli è il Dio. 


Henry Corbin (filosofo e orientalista francese) in L’immaginazione creatrice - Le radici del sufismo (1958 ed. ita. 2005)

La bi-unità di creatore e creato

La struttura teofanica dell’essere, la rela­zione che questa determina fra il Creatore e la creatura, implica certamente l’unità del loro essere (essendo impossibile concepire un essere estrinseco all’essere assoluto). La proprietà di questo es­sere dall'essenza unica è quella di differenziare, di “personalizza­re” in due modi d'esistenza, corrispondenti al suo essere nascosto e al suo essere rivelato. Il rivelato è sicuramente la manife­stazione del nascosto e insieme essi formano un’unità indissolubile, ma ciò non equivale ad una identità esi­stenziale ... benché una medesima realtà essenziale di fondo condizioni la loro diver­sificazione e la loro codipendenza, la loro bi-unità.


Henry Corbin (filosofo e orientalista francese) in L’immaginazione creatrice - Le radici del sufismo (1958 ed. ita. 2005)

Riconoscere la realtà profonda dell'essere

Riconoscere la realtà profonda dell'essere come unità bi-polarizzata tra Creatore e Creatura, la cui co-dipendenza e unità si ripetono ogni volta nella moltitudine del­le teofanie [la manifestazione sensibile della divinità] - cioè nella moltitudine delle ricorrenze della Creazio­ne - è qualcosa di cui nessuno è capace, tranne colui che possiede la himma [l’energia creatrice prodotta dalla concentrazione del cuore].


Henry Corbin (filosofo e orientalista francese) in L’immaginazione creatrice - Le radici del sufismo (1958 ed. ita. 2005)

La relazione fra uno e pluralità

Tutti i Nomi si riferiscono ad uno stesso Deno­minato. Tuttavia ciascuno si riferisce ad una determinazione es­senziale, diversa dalle altre; con questa individualizzazione cia­scun Nome si riferisce al Dio che si mostra all’Immaginazione teo­fanica mediante l’immaginazione teofanica. Arrestarsi alla plu­ralità significa essere con i Nomi divini e con i Nomi del mondo. Arrestarsi all’unità del Denominato significa essere con l’Essere Divino sotto l’aspetto del suo Sé (dhat) indipendente dal mondo e dalle relazioni dei suoi Nomi coi Nomi del mondo. Ma le due stazioni sono parimenti necessarie e condizionate l’una dell’altra.


Henry Corbin (filosofo e orientalista francese) in L’immaginazione creatrice - Le radici del sufismo (1958 ed. ita. 2005)

Cogliere il pensiero dell'Identità suprema

 Questo pensiero immenso (l’Identità Suprema) può essere colto solo da colui il cui animo è più vasto dei due mondi (quello sensibile o manifesto e quello sopra-sensibile o non-manifesto). Non si addice invece a colui che ha l’animo vasto solamente quanto questi due mondi. Poiché, in verità, questo pensiero è più grande del mondo sensibile e del mondo sopra-sensibile.


Mohyiddin Ibn Arabi (filosofo e mistico arabo, XIII sec.) da Risâlatul-Ahadiyah (Il trattato dell'unità)

Il duplice aspetto dell'amore divino

Quello che chiamiamo “amore divi­no” ha un duplice aspetto: sotto un aspetto, è il Desi­derio di Dio per la sua creatura, il Sospiro appassionato della divinità nella sua Essenza (il “Tesoro nascosto”), che aspira a manifestarsi negli esseri, al fine di essere rivelato per loro e attraverso di loro; sotto l’altro aspetto, è il Desiderio della crea­tura per Dio, di fatto il Sospiro di Dio stesso epifanizzato negli es­seri, che aspira a tornare in se stesso. In realtà, l'essere che sospi­ra di nostalgia è nello stesso tempo l'essere verso cui la sua nostalgia sospira, benché nella sua deter­minazione concreta sia altro da lui. Non si tratta di due esseri differenti ed eterogenei, ma di un essere che incontra se stesso (al contempo uno e due, una bi-unità, che si tende sempre a dimenticare). 



Henry Corbin (filosofo e orientalista francese) in L’immaginazione creatrice - Le radici del sufismo (1958 ed. ita. 2005)