Nel Tao nessuna separazione

Il Tao indica lo stato dinamico ma unitario della realtà.
È caratterizzato da infinite mutazioni, che si manifestano anche nelle forme fra di loro opposte ma che non generano tuttavia alcuna sostanziale separazione fra di esse. Comprende dunque sia l'aspetto del fluire dinamico (una parte del carattere cinese Kai Shu che indica il Tao è proprio il radicale ″piede″, che indica flusso e movimento) sia quello dell'unitarietà della manifestazione della realtà.
Come ha affermato Laozi, il Tao non è una cosa, ma rappresenta l'ordine naturale dell'esistenza, il principio base della realtà.

Andare oltre il cielo e la terra

L'essere umano è in grado di andare oltre il cielo e la terra e di influenzare ogni cosa. Pur abitando entro un corpo con i suoi sensi, egli può riconoscere che tutte le cose sono una cosa sola e che la propria anima è eterna.



Lau Tzu in Tao de jing, trad. E.V.

Tutto è manifestazione della stessa realtà

In Oriente, la più importante caratteristica della visione del mondo - si potrebbe quasi affermare la sua stessa essenza - è la consapevolezza dell'unità e della reciproca interrelazione fra tutte le cose e gli eventi, nonché l'esperienza di tutti i fenomeni come manifestazione di una fondamentale unitarietà. Tutte le cose sono considerate come parti separabili e interdipendenti di questo tutto cosmico; manifestazioni differenti della stessa fondamentale realtà. Si fa costante riferimento a questa fondamentale, indivisibile realtà che manifesta se stessa in tutte le cose e di cui tutte le cose sono parte. E' chiamata Brahman nell'Induismo, Dharmakaya nel Buddhismo, Tao nel Taoismo. Poiché trascende tutti i concetti e le categorie, i buddhisti la chiamano anche Tathata o Identità (suchness), ovvero la unitarietà della totalità di tutte le cose, il grande tutto onnicomprensivo.



Fritjof Capra (fisico e saggista austriaco) in The tao of physics (1975) trad. E.V.

Dissolversi nell'unità del tutto

La comprensione ultima dell'unità di tutte le cose è raggiunta, così ci dicono i mistici, in uno stato di coscienza nel quale l'individualità del soggetto si dissolve in un'indifferenziata unitarietà del tutto nella quale il mondo dei sensi è trasceso e la stessa nozione di "cose" è abbandonata. Nelle parole di Zhuangzi: "La mia connessione con il corpo e le sue parti si dissolve. I miei organi percettivi sono superati. Abbandonando così la mia forma materiale e dicendo addio alla mia conoscenza, divento uno con la Grande Forza che tutto pervade.".  


Fritjof Capra (fisico e saggista austriaco) in The tao of physics (1975) trad. E.V.

Guenon commenta lo Shankaracharya

LO STATO SPIRITUALE DELLO YOGI: L’IDENTITÀ SUPREMA
Riprendendo in esame lo stato dello Yogi, che, in virtù della Conoscenza, è «liberato nella vita» (jivan-mukta) ed ha realizzato l’«Identità Suprema», citeremo ancora Shankaracharya (Atma-Bodha) ... riunendo differenti passaggi di questo trattato ... in merito appunto allo stato dello Yogi ed alle possibilità, le più alte che l’essere può raggiungere.

L’unitarietà di fondo dell’universo



L’unitarietà di fondo dell’universo non è solamente la caratteristica centrale dell’esperienza mistica, ma è anche una delle più importanti scoperte della fisica moderna. Essa diviene evidente già a livello atomico e si manifesta sempre più man mano che penetriamo nella struttura della materia, nel regno delle particelle sub-atomiche.


Fritjof Capra (fisico e saggista austriaco) in The tao of physics (1975, ed. ita. 1982) trad. E.V.

L’esperienza di essere uno con l’ambiente

L’esperienza di essere uno con l’ambiente circostante è la principale caratteristica dello stato meditativo, uno stato di coscienza nel quale ogni forma di frammentazione cessa, dissolvendosi in una indifferenziata unità.


Fritjof Capra (fisico e saggista austriaco) in The tao of physics (1975, ed. ita. 1982) trad. E.V.

Una complicata rete di relazioni fra le varie parti del tutto


La teoria quantistica rivela una unitarietà di base dell’universo. Mostra che non possiamo scomporre il mondo in unità più piccole che esistono in modo indipendente fra di loro. Quando penetriamo nella materia, la natura non ci mostra nessun “elemento di base” isolato, ma ci appare piuttosto come una complicata rete di relazioni fra le varie parti del tutto. Relazioni che includono anche l’osservatore in un modo sostanziale.


Fritjof Capra (fisico e saggista austriaco) in The tao of physics (1975, ed. ita. 1982) trad. E.V.

I limiti del linguaggio

Per quanto possa sembrare semplice, è invece estremamente difficile discutere in modo proprio della consapevolezza dell'assenza di limiti o della coscienza della non-dualità. 
Ciò perché la nostra lingua, lo strumento utilizzato per discutere verbalmente, è la lingua dei limiti. Le parole, i simboli e i pensieri stessi non sono altro che limiti, poiché ogni volta che pensiamo o usiamo una parola o un nome, stiamo di fatto creando dei limiti. Perfino quando affermiamo "la realtà è consapevolezza dell'assenza di limiti" stiamo creando una distinzione fra i limiti e i non-limiti! ... Per questi motivi i saggi-mistici insistono sul fatto che la realtà è oltre i nomi e le forme, oltre le parole e i pensieri, oltre le divisioni e i limiti. Oltre ogni limite vi è il mondo reale dell'Uno, Dharmakaya, Tao, Brahman, Dio. E in tale mondo non vi è bene o male, santo o peccatore, nascita o morte, poiché in tale mondo non vi è alcun limite.


Ken Wilber (saggista) da No Boundary: Eastern and Western Approaches to Personal Growth trad. E.V.