Il sommo panteismo di Tennyson

Il sommo panteismo

Il sole, la luna, le stelle, i mari, le colline e le pianure
non sono essi, o anima, la visione di colui che regna?
Non è Lui la visione? Non è Lui ciò che ci appare?
I sogni sono veri finché durano, e non viviamo forse noi in un sogno?
La terra, le solide stelle, il peso del corpo e delle membra
sono segni e simboli della nostra divisione da Lui?
Il mondo ti appare oscuro, ed è a causa tua;
è forse Egli tutto tranne te che con coscienza affermi "io sono"?
Parla tu a Lui, perché Egli ti sente e spirito con spirito possono incontrarsi.
...
Il nostro orecchio non può sentire, e il nostro occhio non può vedere,
ma se potessimo vedere e sentire, questa visione non sarebbe forse Lui?


Alfred Tennyson, (poeta inglese XIX sec.) trad. E.V.

Come la rondine sul lago

Se vorrai sentire il Senza-nome e ti immergerai
nel tempio del tuo stesso sé,
là, avvicinandoti all'altare centrale,
apprenderai con somma gioia che il Senza-nome ha una voce,
che tu ascolterai, se sei saggio,
come se tu la comprendessi, anche se tu non la puoi comprendere;
poiché la comprensione è come la rondine sul lago,
che vede e muove l'ombra sulla sua superficie
ma non si è mai immersa nell'abisso,
l'abisso di tutti gli abissi sottostanti,
il blu del cielo e del mare, il verde della terra,
...
E quando manderai la tua anima libera in paradiso
e non conoscerai limiti né la loro assenza,
vedrai il senza-nome dai cento nomi
e se il senza-nome si ritirerà da ogni cosa
rendendo la tua fragilità più reale, tutto il tuo mondo
potrebbe svanire come l'ombra nella sera.
"E infatti- dall'inizio di questa terra -
il senza-nome non è mai venuto
fra di noi e mai ha parlato all'uomo
né ha pronunciato il verbo".
Tu non puoi dimostrare il senza-nome, figlio mio,
né puoi dimostrare il mondo in cui ti muovi,
non puoi dimostrare di essere solo un corpo,
né puoi dimostrare di essere solo uno spirito,
o dimostrare di essere entrambi insieme:
tu non puoi dimostrare di essere immortale, no
e nemmeno che sei mortale, figlio mio,
tu non puoi dimostrare che io, che sto parlando con te,
non sono te che stai parlando con te stesso,
poiché niente che vale la pena di essere dimostrato
può essere dimostrato e nemmeno non dimostrato, dunque sii saggio
aggrappati sempre al lato più illuminato del dubbio
e alla fede oltre ogni forma della fede!



Alfred Tennyson, (poeta inglese XIX sec.), da The ancient Sage, trad. E.V.

La perdita del sé

La perdita del sé

... più di una volta quando
ero seduto da solo, ripetendo dentro di me
la parola che è il simbolo stesso della mia identità [il proprio nome, n.d.t.]
ho perso il limite mortale del Sé,
e sono passato nel Senza Nome, come una nuvola
si fonde nel Paradiso. Ho toccato le mie membra,
erano strane, non sembravano mie - ma tuttavia non c'era ombra di dubbio a riguardo,
ma una assoluta chiarezza, e attraverso la perdita del Sé
la conquista di una tale più ampia vita rispetto alla nostra
era come il sole rispetto alla scintilla - indescrivibile a parole,
esse stesse nient'altro che ombre di un mondo-ombra.



Alfred Tennyson, (poeta inglese XIX sec.), da The ancient Sage, trad. E.V.

L'esperienza di unità di Tennyson

Ripetevo silenziosamente dentro di me due o tre volte il mio nome, fino a quando, tutto d'un tratto, dall'intensità della coscienza della mia individualità, l'individuo stesso sembrava dissolversi e svanire nell'essere senza confini: e questo non era uno stato confuso, ma il più chiaro, il più certo e il più insolito degli stati, oltre ogni possibile descrizione, nel quale la morte era qualcosa di risibilmente impossibile, e la perdita della personalità (se di ciò si trattava) non sembrava portare all'estinzione, ma alla vita reale. [ ] Questo potrebbe essere quello stato che San Paolo descrive con le parole: "Non posso dire se nel corpo o fuori dal corpo".

Nota: esperienza descritta anche nella poesia The ancient Sage.



Alfred Tennyson (poeta inglese) da: Hallam Tennyson,  A Memoir by His Son, Volume 1, trad. e.V.