L'essenza dell'individualità

Se considerate la vostra individualità, non avrete che un vano fantasma se il divenire storico in cui è immersa di pensieri e di idee, se il suo discorrere in ragione di un più lato discorrere del mondo, se queste esigenze immediate dei vostri concetti e queste conferme pronte della vostra pratica non siano tenute in alcun conto e non siano trasfigurate nell'impressione di una continuità indivisa, per cui la individuale esistenza divenga l'universalità stessa che procede accumulando il suo passato e prospettando il suo futuro.


Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

Noi siamo la coscienza stessa

L'idea di un'individualità separata e autonoma emerge in noi come pensiero e sensazione, e il nostro ambiente culturale cospira per confermare che abbiamo accuratamente esaminato "la questione della materia" e che siamo realmente individui separati. Nel moderno linguaggio non-dualistico, il pensiero e la sensazione di possedere un'individualità separata sono di per sé considerati come oggetti della coscienza e la persona è considerata come "colui a cui tali oggetti appaiono". Ciò porta alla possibile conclusione, da parte dei moderni non-dualisti, che noi siamo la Coscienza stessa, in qualche senso assoluto.
Ma se nella tradizione cristiana unità (oneness) equivale a coscienza, allora la coscienza può essere piuttosto considerata come Ciò in cui il pensiero e la sensazione di separazione appaiono. 
Al livello della verità sull'Assoluto, questa unita/coscienza è la nostra vera natura. Noi appariamo in essa, nell'Uno. Un'analisi ontologica cristiana tradizionale potrebbe aggiungere che l'Uno è l'Io Sono, la cui natura è l'amore creatore di Agape. Un critico cristiano portato alla non-dualità potrebbe invece affermare che: "Il divino Io Sono è il mio stesso essere (livello assoluto della verità) ma io non sono l'essere dell'Io Sono (livello convenzionale della verità)".


James Charlton in Non-dualism in Eckhart, Julian of Norwich and Traherne: A Theopoetic Reflection (2013) trad. E.V.

Esiste solo un soggetto assoluto

Il pronome io, me, mio, ecc., al singolare o al plurale, che mettiamo all'inizio di ogni analisi della realtà, di fatto riduce l'ambito di indagine a uno specifico aspetto della sua manifestazione, fra gli infiniti possibili, che avrà pertanto caratteristiche relative e non assolute. Ciò vale tantopiù per quel processo indicato come risveglio o illuminazione, riferito ad uno specifico soggetto, identificato con un singolo corpo−mente, che di fatto è solo una delle infinite forme della manifestazione dell'ente unico assoluto, ovvero della realtà.


Tu sei tutto il meglio di me stesso

Come posso cantare equamente i tuoi meriti
se tu sei tutto il meglio di me stesso?
A cosa può servirmi la lode di me stesso?
E se lodo te, cos'altro è se non l'elogio mio?
Lasciamo dunque le nostre vite separate
e lasciamo che il nostro amore perda la sua unità,
affinché con questa separazione io possa dare
quanto a te dovuto e che tu solo meriti.
Oh, che tormento sarebbe la tua assenza,
se non fosse che mi mostra come portare 
I miei pensieri verso l’amore,
e questi pensieri che ingannano sia il tempo che i miei pensieri tristi,
mi insegnano anche come far tornare noi due nuovamente uno,
Lodando qui chi nei fatti non c’è.

Quando l'Artista riconosce che egli stesso, la sua creazione e la sua stessa motivazione a creare sono uno e sono uno persino con gli spettatori, tanto da ritenere futile il creare stesso ("A cosa può servirmi la lode di me stesso? E se lodo te, cos'altro è se non l'elogio mio?") egli si libera dai condizionamenti (l'idea di spazio, di "lontano" e di "vicino") in un singolo istante di dolorosa assenza (della mente individuale) che però lascia spazio alla consapevolezza di essere Solo e di compiere dunque l'unico gesto possibile: farsi due, guardarsi e amarsi interamente.


William Shakespeare, Sonetto n. 39 (1593) traduzione e commento di Patrizia Ferrante

Oltre l'esistenza individuale

L'essere umano si distingue dall'animale in quanto intuisce che il limite della propria natura non coincide con i limiti dell'esistenza individuale. 


Ludwig Feuerbach (filosofo tedesco) in Das Wesen des Christentums (Essenza del cristianesimo) 1841, trad. E.V.

Sei coscienza incondizionata

Riconosci te stesso in quella vera individualità che sta al di sopra di tutto il resto  come coscienza incondizionata, non offuscata dalla dualità.


Sri Ananda Wood in The Teaching of Sri Atmananda Krishna Menon on Advaita Vedanta as presented by Sri Ananda Wood trad. E.V. trad. E.V.

Nell'eterno non vi è dualità

Ho visto la tua perfetta espressione e anche ora Io vedo Te - il vero Te, un attributo di Me Stesso - perfetto. 
In realtà tu sei un Angelo di Luce, uno dei raggi del mio pensiero, un attributo del Mio Essere, anima incarnata nelle condizioni terrene, senza altro scopo (che non è affatto uno scopo, ma una necessità del Mio Essere) della completa e definitiva espressione della Mia Idea.
Nell'eterno non vi è tempo, o spazio, o individualità, ed è solo grazie al fenomeno del pensiero, nato dal grembo della mente nel mondo della materia, che si manifesta l'illusione del tempo, dello spazio e dell'individualità; e il pensiero, o la Creatura, acquista così la coscienza di separazione dal suo Pensatore o Creatore.
E' nata così la prima predisposizione a pensare te stesso come separato da Me, che poi è diventata definitivamente radicata in te.



Joseph Sieber Benner (autore del New Thought) in The impersonal life (1914) trad. E.V.

L'individualità esiste

Affermare l'illusione dell'esistenza di un ego separato e permanente non significa sostenere che non esiste l'individualità. La nostra sostanziale unitarietà con l'universo non consiste infatti in una generica coincidenza o identità con esso, ma è una relazione organica nella quale la differenziazione e l'unicità delle funzioni sono altrettanto importanti della fondamentale unità. Individualità e universalità non sono infatti valori che si escludono a vicenda, ma due facce della stessa realtà che si compensano, si completano e sono complementari l'una all'altra, e diventano una sola cosa nell'esperienza dell'illuminazione. Tale esperienza non dissolve la mente in un tutto amorfo e indistinto, ma, piuttosto, porta la consapevolezza che il sé individuale contiene la totalità concentrata nella sua stessa essenza.


Anagarika Govinda (Ernst Lothar Hoffmann, monaco buddhista) in Creative Meditation and Multi-Dimensional Consciousness (1977) trad. E.V.

Dio e l'individuo sono entrambi Coscienza Assoluta

Con riferimento all'essenza di Dio e dell'individuo, entrambi sono Coscienza Assoluta, che è Uno senza secondo. Da qui il pensiero che "Egli sono Io" è superiore a qualunque altro pensiero dualistico. Questo è il principio fondamentale dl Vedanta.



Swami Tejomayananda, da Commentario all'Upadesha Saar di Ramana Maharshi, trad. E.V.