Il Sé, il Conoscente capace di conoscere la sua propria esistenza, è superiore al tempo. Tutte le percezioni e le immagini che si succedono le une alle altre, componendo il fluente spettacolo di questo mondo, possono svanire come accade nel sonno senza sogni. Il Sé non può svanire perché la morte, come il sonno è un avvenimento nel tempo e perché il Sé è al di sopra del tempo, e come tale è stato sicuramente colto fin dal primo momento. Tale è la viva percezione la quale è all'origine di questa conoscenza istintiva dell'immortalità umana di cui cerchiamo le cause.
Il Sé è superiore al tempo
Una porta per l'immortalità
Solo quando morirai a quello che sei oggi, come falsa entità (separata), solo allora saprai che la morte era solo una porta per l’immortalità.
Osho in Vigyan Bhairav Tantra (1973)
Non dualità di bene e male
La vita ha la sua ombra, che è la morte. Esse non sono due cose contrarie, ma sono manifestazioni diverse della stessa unità, come lo sono il bene e il male e la sofferenza e la felicità. L'idea dualistica che il bene e il male sono due entità separate e lo saranno sempre, è di per sé assurda. Si tratta di manifestazioni diverse di un unico fatto, la cui differenza non consiste nella qualità ma nel grado o intensità.
Come l'onda rispetto all'oceano
Mi chiedi cosa è la morte ...
Tu prendi un frutto, lo tagli a metà, indichi la sua parte interna e la chiami polpa, poi mi chiedi cosa è la polpa del frutto ... io non posso che risponderti che la polpa del frutto è ciò che TU chiami polpa del frutto, secondo la tua definizione. Io vedo solo un frutto e qualunque parte tu ne indichi io non posso che risponderti che per me essa è quel frutto.
Così è per la morte. E' la tua descrizione che la definisce. E c'è sicuramente più di una definizione possibile. Dal punto di vista della non-dualità, considerando cioè la natura della realtà, qualunque aspetto dell'esistenza è parte della manifestazione dell'uno assoluto, mentre ogni definizione al suo interno crea una limitazione e, pertanto, non potrà che essere parziale e relativa, come lo è la polpa rispetto al frutto o l'onda rispetto all'oceano. Non che sia sbagliato cogliere le forme delle interazioni, ovvero dei processi, che hanno luogo all'interno del tutto-che-è-uno, ma così facendo sarà inevitabile abbandonare l'assoluto per il relativo.
Niente e nessuno cessa di esistere
Quando muore un essere vivente, secondo la visione unitaria non si può affermare che "ha cessato di esistere". Ciò indicherebbe infatti il venir meno definitivo e completo di ogni sua partecipazione al sistema unitario dell'esistenza, di cui avrebbe dunque fatto parte solo per un determinato intervallo di tempo.
Parimenti, la sua nascita dovrebbe essere considerata come un inizio senza un prima. Dunque la vita di un essere vivente interromperebbe il continuum della manifestazione dell'Uno.
Parimenti, la sua nascita dovrebbe essere considerata come un inizio senza un prima. Dunque la vita di un essere vivente interromperebbe il continuum della manifestazione dell'Uno.
Vita e realtà della vita non possono essere separate
La vita dell'uomo è in tutto simile alla bianca spuma sulla superficie in movimento del mare. Un solo alito di vento la fa dissolvere come se non fosse mai esistita.
La stessa cosa accade con la morte quand'essa porta via con se una vita. Vita e realtà della vita non possono essere separate poiché il loro inizio non è nella materia e la loro fine non giace nella tomba.
Gli anni della nostra vita sono solo brevi istanti della vita eterna e il mondo della materia e tutto ciò di cui esso si compone non è che un breve sogno ...
Gibran Khalil Gibran (poeta, maestro sufi) da La voce del maestro, trad. E.V.
La stessa cosa accade con la morte quand'essa porta via con se una vita. Vita e realtà della vita non possono essere separate poiché il loro inizio non è nella materia e la loro fine non giace nella tomba.
Gli anni della nostra vita sono solo brevi istanti della vita eterna e il mondo della materia e tutto ciò di cui esso si compone non è che un breve sogno ...
Un'esperienza di unità nella natura
Ciottoli nel torrente
Su questo piccolo ponte in questa calda giornata
Riposiamo dalla nostra pigra passeggiata.
Sulle nostre ombre proiettate il torrente continua
Il suo fluire, mentre ogni tanto una sperduta
Foglia secca cade dove le acque più calme giocano
In interminabili mulinelli, nella cui bruna e limpida profondità
Gli splendidi ciottoli fremono nel loro riposo.
Il torrente mostra fretta, ma non può passare oltre.
Potessi trovare le parole per esprimere
L'unità nella molteplicità,
E la profonda, strana armonia che io sento
Con quelle cose morte, ornamento odierno di Dio,
Esse unirebbero l'anima dell'ascoltatore con la mia,
E farebbero di noi uno con l'eternità.
L'esperienza di unità di Tennyson
Ripetevo silenziosamente dentro di me due o tre volte il mio nome, fino a quando, tutto d'un tratto, dall'intensità della coscienza della mia individualità, l'individuo stesso sembrava dissolversi e svanire nell'essere senza confini: e questo non era uno stato confuso, ma il più chiaro, il più certo e il più insolito degli stati, oltre ogni possibile descrizione, nel quale la morte era qualcosa di risibilmente impossibile, e la perdita della personalità (se di ciò si trattava) non sembrava portare all'estinzione, ma alla vita reale. [ ] Questo potrebbe essere quello stato che San Paolo descrive con le parole: "Non posso dire se nel corpo o fuori dal corpo".
Nota: esperienza descritta anche nella poesia The ancient Sage.
Alfred Tennyson (poeta inglese) da: Hallam Tennyson, A Memoir by His Son, Volume 1, trad. e.V.
I limiti del linguaggio
Per quanto possa sembrare semplice, è invece estremamente difficile discutere in modo proprio della consapevolezza dell'assenza di limiti o della coscienza della non-dualità.
Ciò perché la nostra lingua, lo strumento utilizzato per discutere verbalmente, è la lingua dei limiti. Le parole, i simboli e i pensieri stessi non sono altro che limiti, poiché ogni volta che pensiamo o usiamo una parola o un nome, stiamo di fatto creando dei limiti. Perfino quando affermiamo "la realtà è consapevolezza dell'assenza di limiti" stiamo creando una distinzione fra i limiti e i non-limiti! ... Per questi motivi i saggi-mistici insistono sul fatto che la realtà è oltre i nomi e le forme, oltre le parole e i pensieri, oltre le divisioni e i limiti. Oltre ogni limite vi è il mondo reale dell'Uno, Dharmakaya, Tao, Brahman, Dio. E in tale mondo non vi è bene o male, santo o peccatore, nascita o morte, poiché in tale mondo non vi è alcun limite.
Ken Wilber (saggista) da No Boundary: Eastern and Western Approaches to Personal Growth trad. E.V.
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