La non-dualità sostiene che la realtà ultima è un'unità indivisa e che la dualità del mondo è solo un'illusione.
I principi della non-dualità sono:
Unicità della realtà: la non-dualità insegna che la realtà ultima è un'unità indivisa, che non può essere divisa o separata in parti distinte.
Dualità come illusione: la dualità, come la distinzione tra soggetto e oggetto, tra io e il mondo, è vista come un'illusione causata dalla mente umana e dalle sue categorie.
Verità ultima come unità: la verità ultima è intesa come un'unità che include tutte le cose e non esiste al di fuori o al di là del mondo fenomenico.
Soggetto e oggetto come uno: soggetto e oggetto sono visti come un'unità indivisa e non come due entità distinte.
Mente e realtà come un'unità: mente e realtà sono viste come un'unità indivisa, e la mente non viene vista come separata dalla realtà.
Tutto è impermanente: tutte le cose sono viste come impermanenti e mutevoli, e non esiste alcuna entità permanente o stabile.
Tutto è interconnesso: tutte le cose sono viste come interconnesse e interdipendenti, e ogni cosa influenza ogni altra cosa.
Questi principi sono comuni a molte tradizioni spirituali e filosofiche, tra cui l'Advaita Vedanta, lo Zen e il Taoismo.
Scegli la corda o il serpente?
Quando il viandante scambia una
corda arrotolata che giace sul bordo della strada per un serpente, non sono i suoi
sensi a suggerirgli quella interpretazione, ma è l'elaborazione del
segnale visivo da parte della sua mente. Tale elaborazione, attiva in
successione una reazione ad essa coerente, che, di fronte al serpente
non potrà essere che di fuga. Allo stesso modo, quando i sensi ci
informano sulla presenza di un'altra forma della manifestazione
dell'unica realtà, è la nostra mente che la identifica come qualcosa
di esterno, estraneo, distinto e separato da noi, alimentando la
nostra convinzione di esistere in una dimensione caratterizzata dalla
dualità. Proprio tale convinzione ci porta a porci la domanda se sia possibile fare l'esperienza della non dualità o dell'unità
del tutto, ma è come se, una volta informato che quello che lui
riteneva essere un serpente in realtà era una corda, il viandante si
chiedesse allora come poter fare l'esperienza della corda!
La realtà non dipende dall'essere umano
Molto spesso assisto a interminabili discussioni sulla non-dualità nelle quali si dichiara di parlare della realtà, mentre di fatto si sta considerando solo l’esperienza che di essa facciamo, proprio per l’abitudine che abbiamo di “sovrapporre la mappa al territorio”, cioè di considerare la nostra esperienza della realtà come la realtà stessa. Pertanto è sempre opportuno dichiarare preliminarmente se si sta discutendo delle caratteristiche della realtà o solo della nostra esperienza. Le caratteristiche della realtà sono oggettive e non dipendono dal nostro riconoscimento né sono stabilite “a maggioranza”. La realtà esiste dove noi non siamo presenti, esisteva prima che comparissimo come specie ed esisterà dopo la scomparsa dell’ultimo essere umano. Altro è invece l’esperienza che di essa facciamo o possiamo fare. Nella nostra esperienza ci muoviamo fra coppie di opposti (da noi arbitrariamente definiti) per cui qualcuno chiama impropriamente tale esperienza “duale”. E’ bene però essere precisi con i termini e riservare l'aggettivo duale solo alla realtà stessa e non alla nostra esperienza, altrimenti il rischio è proprio quello di sovrapporre i due piani. Riassumendo: la realtà è non-duale. Niente e nessuno, pertanto, esiste nella dualità. La nostra esperienza della realtà può dirsi caratterizzata dagli opposti, categorie relative che individuiamo arbitrariamente proprio per rappresentare e gestire la nostra esperienza e per diversificarla all’interno del continuum compreso fra ogni coppia di estremi.
È sbagliato parlare di una duplice entità
Quando si dice che l'Atman [lo spirito universale] è immutabile, si sottintende che le altre cose subiscono invece modifiche, e allora, come la mettiamo con l'Advaita, il non−dualismo? Se non esiste nulla all'infuori dell'Atman, è sbagliato parlare di una duplice entità, non sono due, ma una sola! Non ci sono dubbi in proposito, non ne possono sorgere.
Sai Baba in La conoscenza (Jnana) Mother Sai
Il bene e il male dal punto di vista della non-dualità
Dal punto di vista della non-dualità, le cose umane sono al di là del bene e del male quanto lo sono le diverse stelle e le nostre azioni, le nostre esperienze e i nostri sentimenti non possono essere giudicati più di quanto possano essere giudicate le differenze di altezza tra vette e valli in una catena di montagne.
Noi siamo la coscienza stessa
L'idea di un'individualità separata e autonoma emerge in noi come pensiero e sensazione, e il nostro ambiente culturale cospira per confermare che abbiamo accuratamente esaminato "la questione della materia" e che siamo realmente individui separati. Nel moderno linguaggio non-dualistico, il pensiero e la sensazione di possedere un'individualità separata sono di per sé considerati come oggetti della coscienza e la persona è considerata come "colui a cui tali oggetti appaiono". Ciò porta alla possibile conclusione, da parte dei moderni non-dualisti, che noi siamo la Coscienza stessa, in qualche senso assoluto.
Ma se nella tradizione cristiana unità (oneness) equivale a coscienza, allora la coscienza può essere piuttosto considerata come Ciò in cui il pensiero e la sensazione di separazione appaiono.
Al livello della verità sull'Assoluto, questa unita/coscienza è la nostra vera natura. Noi appariamo in essa, nell'Uno. Un'analisi ontologica cristiana tradizionale potrebbe aggiungere che l'Uno è l'Io Sono, la cui natura è l'amore creatore di Agape. Un critico cristiano portato alla non-dualità potrebbe invece affermare che: "Il divino Io Sono è il mio stesso essere (livello assoluto della verità) ma io non sono l'essere dell'Io Sono (livello convenzionale della verità)".
Al livello della verità sull'Assoluto, questa unita/coscienza è la nostra vera natura. Noi appariamo in essa, nell'Uno. Un'analisi ontologica cristiana tradizionale potrebbe aggiungere che l'Uno è l'Io Sono, la cui natura è l'amore creatore di Agape. Un critico cristiano portato alla non-dualità potrebbe invece affermare che: "Il divino Io Sono è il mio stesso essere (livello assoluto della verità) ma io non sono l'essere dell'Io Sono (livello convenzionale della verità)".
Tutto è partecipe dell'Uno
Non esiste moltitudine che non sia in qualche modo partecipe dell'Uno, ma ciò che è moltitudine considerando le parti, è uno nel suo insieme, e le cose che sono molte considerando gli accadimenti sono una cosa sola considerando il soggetto, e ciò che è molteplice considerando il numero o le potenze è uno nella specie, e ciò che comprende diverse specie è uno nel genere, e le cose che sono molteplici nel loro prodursi sono una cosa sola nel principio. Nessuna delle cose che esistono non partecipa in qualche modo all'Uno che, in quanto è unico in ogni maniera possibile, comprende dall'origine in maniera assoluta tutte le cose e tutto l'universo e i loro contrari.
Lo stato naturale dell'esistenza
Se l’unità del tutto è lo stato naturale in cui esistiamo, allora ogni nostra convinzione di dualità e separazione è solo un'interpretazione di quanto percepito attraverso i sensi o elaborato dalla mente.
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