Riconoscere la realtà profonda dell'essere

Riconoscere la realtà profonda dell'essere come unità bi-polarizzata tra Creatore e Creatura, la cui co-dipendenza e unità si ripetono ogni volta nella moltitudine del­le teofanie [la manifestazione sensibile della divinità] - cioè nella moltitudine delle ricorrenze della Creazio­ne - è qualcosa di cui nessuno è capace, tranne colui che possiede la himma [l’energia creatrice prodotta dalla concentrazione del cuore].


Henry Corbin (filosofo e orientalista francese) in L’immaginazione creatrice - Le radici del sufismo (1958 ed. ita. 2005)

Descrizione dello stato di Samadhi

Così i Rishi hanno descritto lo stato di Samadhi – la realizzazione dello stato di unione dell’anima con la “luce delle luci”, come descritto dai Neoplatonici – : per raggiungere questo stato di identità, nel quale, nello spazio almeno di un istante, il soggetto e l’oggetto, il conosciuto e lo sconosciuto, sono uno e la stessa cosa, dobbiamo ritirarci nel nostro più profondo sé, nella semplice unità della nostra essenza, che è capace per sua natura di fondersi con la suprema attenuazione, l’essenza divina.


Peary Chand Mittra (scrittore e teosofo indiano) in On the soul, its nature and development (1881) trad. E.V.

La coscienza mistica è l'esperienza dell'unità del tutto

Della coscienza mistica il Mandukya (Upanisad) afferma: " è oltre i sensi, oltre la comprensione, oltre ogni espressione ... E' la pura coscienza di unità nella quale la consapevolezza del mondo e della sua molteplicità è completamente cancellata. E' pace ineffabile. E' il bene supremo. E' l'Uno senza un secondo. E' il Sé.". 
Non solo nella Cristianità e nell'Induismo, ma ovunque troviamo che l'essenza di tale esperienza è quella di unità indifferenziata, sebbene ogni cultura e ogni religione la interpretino secondo il proprio credo e i propri dogmi.



Walter Stace, The Teachings o f the Mystics (1961) trad. E.V.

Gli insegnamenti pratici di Buddha

Se un individuo abbandona completamente la convinzione di essere un sé materiale, non potrà più essere un sé sotto alcun punto di vista. Ciò avrà l'effetto di eliminare la [percezione di] separazione dagli altri che è all'origine degli stati emotivi negativi, quali la rabbia, e, di conseguenza, potrà esprimere liberamente la sua compassione universale. Inoltre, senza la convinzione di essere un sé con una propria identità, l'individuo non sarà più ossessionato dal proprio passato o dal futuro. Ciò lo renderà libero di concentrarsi su ogni momento presente per coglierne il valore. Liberato in tale modo dall'attaccamento ai desideri, raggiungerà lo stato di pace profonda che Buddha chiama Nirvana. Queste presunte verità psicologiche costituiscono l'essenza degli insegnamenti pratici di Buddha.


Christopher W. Gowans (professore di filosofia USA) Philosophy of the Buddha (2003) trad. E.V.

L'intelletto come strumento di elevazione della coscienza

Ogni cellula del nostro corpo fisico è intelligente e capace di essere educata a più elevati livelli di espressione; è il processo mediante il quale trasformiamo la materia in spirito e passiamo da un grado inferiore ad uno superiore di espressione di unità, portando le nostre cellule ad un tale livello di coscienza che ci permette di manifestare forme oggettive di tale perfetta risposta. In tale modo diventiamo la più alta rivelazione della coscienza cosmica. Pertanto, più eleviamo il nostro intelletto, più ci avviciniamo alla coscienza cosmica e diveniamo familiari con le sue leggi. 


Julia Seton (fondatrice della Chiesa e Scuola della nuova civilizzazione - USA) da Freedom Talks II, 1914, trad. E.V.

L'anima è il luogo dell'incontro con Dio


L’unico rivolgersi a Dio possibile è rivolgersi alla luce e allo spirito di Dio dentro di te; non vi è altro modo di trovarlo se non in quel posto dove egli abita in te. Infatti, anche se Dio è presente ovunque, tu lo puoi trovare solo nel più profondo della tua anima. I tuoi sensi non possono afferrare Dio o unirti a lui; il tuo intelletto, la volontà e la memoria possono forse coglierlo, ma non possono essere il luogo ove abita dentro di te. C’è una radice profonda in te, dalla quale queste facoltà emanano come linee da un punto centrale, o come rami dal tronco di un albero. Tale profondità è chiamata il centro, il cuore dell’anima, ed è l’unità, l’eternità, direi quasi l’infinitezza, della tua anima che non può trovare soddisfazione e pace in null’altro che nell’infinitezza di Dio. 


William Law (mistico anglicano) in The Spirit of Prayer (1749) in Liberal and Mystical Writings di William Law di William Scott Palmer (1908), trad. E.V.

Il senso della vita spirituale

Quando troviamo la nostra via [verso la verità] abbandoniamo le convinzioni materiali a favore della verità eterna, e nella luce della verità percepiamo un universo spirituale fatto di armonia, pace e perfezione. ... La vita spirituale non è una vita di attesa, ma è il tempo dell’azione consapevole.



Daisy May Davis (Mrs. C. L. Baum) (esponente della Chiesa della Scienza Divina)  in Individual responsibility (1918) trad. E.V.

Essere in pace

Nell'universo esterno vi è agitazione incessante, mutevolezza e confusione; al cuore di tutte le cose vi è invece riposo indisturbato, e proprio in questo profondo silenzio dimora l'Eterno.
L'essere umano partecipa a questa dualità, e in lui sono contenuti sia il cambiamento superficiale e l'inquietudine, sia la profonda ed eterna dimora della Pace. ... Raggiungere questo silenzio e vivere in esso coscientemente è essere in pace.



James Allen (scrittore inglese) da From Poverty to Power; or, The Realization of Prosperity and Peace (1901), trad. E.V.

L'attaccamento alla propria posizione

Mentre rimani attaccato alla tua posizione
e critichi la posizione degli altri
non ti avvicini al Nirvana.
Nessuna delle due modalità porta pace.


Aryadeva (monaco buddhista III sec.), da Aryadeva's four hundred stanzas on the Middle Way, VIII, 10, trad. E.V.