Il principio della realtà

Il principio del reale è tutto qui: un'unità che si ridona in ogni momento a se stessa per tutta la molteplicità di cui è intessuta. 


Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

L'anelito della mente per l'unità

Fin dalle origini la mente andò cercando la sua sostanza unica, l'immutabile che permanesse attraverso tutti i mutamenti e veniva così riunificando la terra ed il cielo, e tutti gli elementi riconduceva all'elemento unico e poi all'unica energia, ed infine all'impalpabilità dell'evento, avviandosi così per quella strada ove l'inorganico, l'organico e il pensiero potessero idealmente essere ricondotti all'unità della storia e alla continuità del suo sviluppo.
La mente nel pensare la natura in una data maniera ha già pensato se stessa in quella maniera (data l'identità dei due aspetti: il pensiero ed il pensato) e non potrà poi presumersene differente senza cadere in contraddizione e smentirsi nella sua stessa esperienza.

Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

Rappresentare l'unità infinita

L'unità infinita non può non apparire strana ed antinomica alla mente umana, la quale nel mentre ne ravvisa la necessità di intuizione, si trova poi impossibilitata a poterla rappresentare a se stessa altrimenti che con le categorie della storia che, tutte entro l'unità, per essere contenute e spiegate, e non fuori per contenere e spiegare, non possono che costituire un procedimento rovesciato, pregno di contraddizioni. Tuttavia il fatto che quell'unità per una complementare necessità intuitiva non possa essere pensata come altro che la storia nel suo farsi, fa sì che se le categorie non possono spiegarla tutta in una volta senza antinomizzarsi e contraddirsi, la possono però spiegare gradualmente con un accrescersi continuo a loro di concetti e di idee.


Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

Il mistero della molteplicità

L'unità dell'io è l'unità stessa del reale nella sua unificabilità e moltiplicabilità. È chiarezza in ogni momento di quell'unità, ma mistero in ogni momento di quella molteplicità.

Il nulla non esiste

Non vi è alcuna realtà al di fuori della totalità, nemmeno il nulla, in cui cose ed eventi possano andare a scomparire o da cui possano insorgere ad esistenza. Di qui i simboli della conservazione della materia e dell'energia e tutte le altre formule con le quali potrà ancora venire a rappresentarsi alla nostra esperienza l'integrità con cui il tutto si mantiene, pur attraverso la sua variazione storica.


Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

L'organicità di tutto ciò che esiste

L'individualità umana o quella biologica non presentano in largo senso una peculiarità tale, la cosiddetta organicità o finalità delle parti in un tutto, che non possa essere risolta in una più lata analoga organicità o finalità che appartenga ad ogni altro esistente.


Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

Solo nell'infinito l'anima ritrova se stessa

Solo nell'infinito l'anima ritrova se stessa completamente e spazia perciò liberamente. Vi si ritrova con tutta la realtà sperimentata e con tutto quanto potrà essere ancora oggetto di esperienza. Vi si ritrova per quello che è stato fatto, per quello che si sta facendo, per quello che si dovrà e potrà ancora fare. Vi si ritrova con tutti gli esseri e tutte le cose della natura, con tutta la sua malinconia e tutta la grandiosità del suo anelito, ed è perciò l'unica formula che riuscendo a contenere a priori tutta la possibile storia dell'anima è anche tutta la possibile storia dell'essere che nell'anima si era venuta adagiando.

Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

L'essenza dell'individualità

Se considerate la vostra individualità, non avrete che un vano fantasma se il divenire storico in cui è immersa di pensieri e di idee, se il suo discorrere in ragione di un più lato discorrere del mondo, se queste esigenze immediate dei vostri concetti e queste conferme pronte della vostra pratica non siano tenute in alcun conto e non siano trasfigurate nell'impressione di una continuità indivisa, per cui la individuale esistenza divenga l'universalità stessa che procede accumulando il suo passato e prospettando il suo futuro.


Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

L'infinito evanescente nella sua esistenza

Un infinito che per assurdo si attuasse in un unico momento sarebbe come un cessare del reale, perché ciò che è compiuto è già cessato se non si riversa in qualche cosa di nuovo. Sarebbe lo stringente affanno concettuale di un "nulla" che "sia", laddove tutto l'essere grida che sia invece qualcosa. Per tale ragione l'infinito deve immaginarsi evanescente nell'inesistenza perché l'essere possa essere ancora, realizzandolo.


Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito 1951