L'esistenza come esperienza unitaria

Per circa un secolo l'idealismo oggettivo ci ha rivelato la sua verità più profonda: l'esistenza come esperienza unitaria, che all'analisi si risolve nelle due grandi categorie generali chiamate il soggetto e l'oggetto. 

Mary Parket Follett, Creative experience 1924

Varietà nell'unità

 La caratteristica della realtà è la varietà nell'unità.

Unità nella sua essenza (o natura), varietà nella sua manifestazione.

La qualità principale della varietà è la diversificazione, che raggiunge il suo massimo quando comprende anche gli estremi opposti, riportando così la varietà stessa all'unità del tutto.

Una auto−indotta coscienza di separazione

Senza la coscienza della Mente−di−Dio−in−noi, o Gesù Cristo, l'umanità sarà sempre agitata dalla tempesta e soggetta al chaos prodotto dai suoi stessi pensieri di ignoranza. Quando la razza umana ha permesso a se stessa di rimanere irretita in tali effetti, ha perduto i suoi doni in un mare di illusioni. Si è rivolta alle forme individuate dalla Mente, ma che non ne fanno parte, affermando: ″Ecco un regno opposto a quello di Dio. Dobbiamo stare attenti, deve essere il male.″ In questo modo è nato il male, uno stato di auto−indotta coscienza di separazione dalla Mente Divina. Da ciò è derivata la paura che paralizza il ostro agire e distrugge la pace. Mentre non c'è paura quando la coscienza è centrata sul principio divino. 



Charles Fillmore, The philosophy of denial, Unity Book company, 1894.

Due modelli di misticismo

Se definiamo il mistico come colui che ricerca l'esperienza dell'assoluto,  possiamo notare come nella mistica teistica vi sia una contrapposizione fra l'individuo e la divinità che non sono mai completamente ricondotti all'unità, anche nell'esperienza mistica stessa, che rimane, appunto, l'esperienza del mistico. Nelle forme di mistica non teistica, invece, le polarità opposte sono considerate come complementari e pertanto, le due facce della stessa medaglia, dunque una cosa sola, che si manifesta attraverso un'intrinseca differenziazione, mai sostanziale.


La natura della realtà è sempre la stessa

L'unicità della realtà (l'essere una sola) e la sua unitarietà (non essere caratterizzata da alcuna sostanziale separazione)  non sono in alcun modo compromesse dal fatto che ognuno vive la realtà in modi diversi, così come l'unicità e l'unitarietà di una persona non è minacciata dal fatto che le altre persone la percepiscono ognuna in modo diverso e hanno con lei esperienze diverse.




Il principio della realtà

Il principio del reale è tutto qui: un'unità che si ridona in ogni momento a se stessa per tutta la molteplicità di cui è intessuta. 


Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

Ributtare la goccia nel mare

Questo film dalle straordinarie atmosfere himalayane si chiude con una frase che il protagonista, un monaco buddhista, legge a chiusura della sua temporanea esperienza ″mondana″ di uomo sposato e con un figlio (proprio come il principe Gautama): ″Come evitare che la goccia d'acqua si asciughi? Rigettandola nel mare.″.
È evidente il riferimento all'impermanenza della manifestazione della realtà e al ciclo delle rinascite, ma non deve sfuggire all'osservatore consapevole la premessa che attribuisce alla goccia una identità sua propria (anche se temporanea) individuata sulla base di caratteristiche quali, in primis, la forma. Come già affermato in altri post, l'individuazione e contrapposizione della goccia al mare è arbitraria e frutto di una visione dualistica della realtà. Di fatto, non esistono di per sé né la prima né il secondo, ma esiste soltanto l'acqua.  
Nel Buddhismo, l'avidya, l'ignoranza della verità, è una delle tre ″radici non salutari″ che tiene l'essere umano legato al ciclo delle esistenze (il Samsara, appunto). Attenzione dunque a non alimentarla, anche indirettamente, attraverso la convinzione che vi sia realmente una goccia ″da salvare″.



L'anelito della mente per l'unità

Fin dalle origini la mente andò cercando la sua sostanza unica, l'immutabile che permanesse attraverso tutti i mutamenti e veniva così riunificando la terra ed il cielo, e tutti gli elementi riconduceva all'elemento unico e poi all'unica energia, ed infine all'impalpabilità dell'evento, avviandosi così per quella strada ove l'inorganico, l'organico e il pensiero potessero idealmente essere ricondotti all'unità della storia e alla continuità del suo sviluppo.
La mente nel pensare la natura in una data maniera ha già pensato se stessa in quella maniera (data l'identità dei due aspetti: il pensiero ed il pensato) e non potrà poi presumersene differente senza cadere in contraddizione e smentirsi nella sua stessa esperienza.

Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

Il mistero della molteplicità

L'unità dell'io è l'unità stessa del reale nella sua unificabilità e moltiplicabilità. È chiarezza in ogni momento di quell'unità, ma mistero in ogni momento di quella molteplicità.

Il metodo Colorfulness© per una nuova visione della vita

Chi è stato in cima ad una vetta, o ha anche solo preso una funivia per salire di quota in montagna, conosce l’effetto profondo che ha la visione d’insieme che si gode da quel punto di osservazione. È una sensazione di espansione del proprio sé, che sembra librarsi in volo fino ai punti più lontani che l’occhio riesce a cogliere. Ogni cosa appare nelle sue dimensioni relative se paragonata all’intero quadro che ci si apre dinnanzi. Ciò che prima sembrava separato, ora è ricongiunto in un unico insieme. Le valli, i monti, il cielo stesso sopra di essi, tutto è ora solo un elemento di qualcosa che non ha più senso suddividere e che apprezziamo proprio nella sua interezza. Osserviamo il sentiero percorso, la sua lunghezza ci appare ora nella sua totalità, lasciandoci sorpresi e compiaciuti, ma, al tempo stesso, ci è evidente anche la sua modestia, se confrontata con la distanza che copre la nostra vista. Anche quella che prima ci appariva come una moltitudine di alberi ora è un’unica macchia di colore verde scuro che ricopre i fianchi delle montagne. Ma esiste la foresta di per sé, o esistono solo gli alberi singolarmente? E il villaggio sul fondo della valle cos’è, se non un insieme di case, che abbiamo oltrepassato una ad una lungo il cammino osservando la loro struttura, ognuna diversa dalle altre, e che ora sono riassorbite nell’unico agglomerato di colore più scuro, il colore dei tetti?



Il mondo esisteva già fuori dal tempo

La speculazione di Cusano cerca di collegare dall'interno Dio è il mondo. Il mondo contiene esplicato in una molteplicità quell'essere medesimo che in Dio è uno."Che cos'altro è il mondo se non la parvenza di Dio invisibile, che cosa è Dio se non l'invisibilità del visibile?" Il mondo creato non sorse improvvisamente nel tempo, prima del suo apparire esso già esisteva fuori del tempo come una potenzialità invisibile, in Dio.


Rudolf Christoph Eucken (filosofo e scrittore tedesco, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 1908) in Die Lebensanschauungen der großen Denker (1890) trad. ita. La visione della vita nei grandi pensatori (1907)

Gli infiniti punti di osservazione

Quando affermiamo l'esistenza di Dio, affermiamo anche tutte le sue possibili descrizioni, ma possiamo anche immaginare che una descrizione sia stata presa da uno specifico punto di osservazione, ed è naturale per una mente imperfetta come la nostra, classificare tali descrizioni, differenti dal punto di vista qualitativo, secondo l'ordine e la posizione dei punti di osservazione, pur se qualitativamente identici, dai quali la descrizione è stata fatta.

In realtà, i punti di osservazione non esistono [di per sé] poiché esistono solo le descrizioni, ciascuna rappresentante a modo suo l'intera realtà, cioè Dio. 



Henri Bergson (filosofo francese) in L'Évolution créatrice (1907) trad. E.V.

Dal Monologion di Anselmo d'Aosta

XXVIII QUESTO SPIRITO È ASSOLUTAMENTE, E LE COSE CREATE, PARAGONATE A LUI, NON SONO.

Segue da ciò che abbiamo detto che questo spirito, che esiste così in un suo modo mirabilmente singolare e singolarmente mirabile, in certo senso è il solo essere, e le altre cose che sembrano esistere, paragonate a lui, non sono. 


La perenne manifestazione dell'assoluto

A cosa si ridurrebbero l'unità e l'assoluto se non possedessero in se stessi la possibilità, traducentesi perennemente in atto, di esprimersi in innumerevoli forme individuali, di cui ciascuna, nelle dovute proporzioni, rispecchia l'unità?


Remo Fedi in Filosofia perenne (1943)

Dal Monologion di Anselmo d'Aosta

VI È UNA NATURA IN VIRTÙ DELLA QUALE ESISTE TUTTO CIÒ CHE È, NATURA CHE È PER SE STESSA, ED È L'ENTE PIÙ GRANDE DI TUTTO CIÒ CHE ESISTE.

Non solo tutti i beni sono tali in virtù di un medesimo bene, e tutte le cose grandi sono tali in virtù di una medesima grandezza, ma tutto ciò che è, esiste in virtù di un unico ente. Infatti, tutto ciò che è, o esiste in virtù di qualche cosa o in virtù di nulla. Ma nulla esiste in virtù di nulla. Non si può infatti neppur pensare che qualche cosa esista se non in virtù di una realtà. Dunque tutto ciò che è, esiste in virtù di qualche cosa.



L'unità con la Vita e la Potenza Infinite

L'uomo conosce se stesso solo come un essere fisico, non differendo sostanzialmente dall'universo materiale che lo circonda. ... Poi, contemplando se stesso e desiderando scoprire la verità sulla propria esistenza, gradualmente emerge nella sua coscienza il fatto che la sua vita è Essere Divino, e che non è mai stato altro - tranne che nella sua stessa mente, quando nel suo pensiero ha scambiato la semplice forma della propria esistenza come la vera vita essenziale stessa, separando così la propria vita dalla Vita Divina Infinita. Si rende quindi conto che egli in Dio vive, si muove e ha il suo essere, e che Dio è la vita della sua vita, la sua vita stessa. Così diventa cosciente della sua unità con la Vita e la Potenza Infinite. 


Ralph Waldo Trine (filosofo del New Thought) in The greatest thing ever known (1898) trad. E.V.

La perfezione di tutte le cose

Diremo che questo mondo finito, con questi finiti astri, comprende la perfezione di tutte le cose.

Elpino, in De l’infinito universo e mondi di Giordano Bruno (1584)

L'organicità di tutto ciò che esiste

L'individualità umana o quella biologica non presentano in largo senso una peculiarità tale, la cosiddetta organicità o finalità delle parti in un tutto, che non possa essere risolta in una più lata analoga organicità o finalità che appartenga ad ogni altro esistente.


Gaetano Meglio in La filosofia dell'infinito (1951)

Un'unica infinita sorgente di forme

La veduta dinamica del mondo nell'unità della ragione e della volontà cosmica, riconosce la sorgente inesausta ed infinita di forme, di cui ciascuna non è espressione necessaria dell'assoluto, bensì un riflesso della sua vita perenne, a-temporale e comprensiva insieme del tempo, innumerevole nelle sue modificazioni e compiuta ed una nella totalità dei suoi procedimenti.


Alessandro Chiappelli in La crisi del pensiero moderno (1920)

Le corrispondenze fra Dio e l'universo

È per mezzo delle corrispondenze tra Dio e l'universo nel suo complesso e come insieme di elementi separati, che gli elementi sono capaci di ricevere il flusso di amore divino e la saggezza che danno loro la vita e il movimento.


Brijen K. Gupta (antropologo e studioso delle religioni) in The Meaning of the Absolute in Sankara and Swedenborg, trad. E.V.